Cronaca

Da Rivolta d’Adda a Sofia: L’Approdo porta il suo modello di inclusione attraverso lo sport

L’associazione cremasca parteciperà con la Nazionale Italiana Solidale al progetto europeo Unity in Motion, che coinvolgerà 270 atleti di 11 Paesi

La Nazionale Italiana Solidale

Da Rivolta d’Adda a Sofia per portare in Europa un modello che utilizza lo sport come strumento di inclusione, relazione e ricostruzione personale. Dal 23 al 27 settembre l’Associazione L’Approdo – APS parteciperà, insieme alla Nazionale Italiana Solidale, a “Unity in Motion – Fostering Inclusion through Sport”, progetto europeo Erasmus+ in programma nella capitale bulgara.

L’iniziativa riunirà circa 270 atleti provenienti da 11 Paesi: Francia, Lituania, Bulgaria, Romania, Ungheria, Grecia, Ucraina, Macedonia, Svezia, Paesi Bassi e Italia. Al centro dell’esperienza ci saranno lo sport e la sua capacità di favorire partecipazione e inclusione tra persone con differenti percorsi personali e sociali.

Per la delegazione italiana sarà anche l’occasione per presentare in un contesto internazionale l’esperienza maturata dall’Associazione L’Approdo di Rivolta d’Adda, realtà attiva da oltre 25 anni nel campo della prevenzione e della riabilitazione delle dipendenze patologiche.

Nel modello sviluppato dall’associazione, lo sport non rappresenta solamente un’attività fisica, ma diventa parte di un percorso più ampio nel quale sperimentare fiducia, responsabilità, rispetto delle regole, gestione delle difficoltà e appartenenza a un gruppo.

Anima e mental coach della spedizione azzurra sarà lo psicoterapeuta Giorgio Cerizza, conosciuto nel territorio cremasco per i suoi anni come responsabile dell’Unità Operativa di Riabilitazione dalle Dipendenze dell’ospedale Santa Marta di Rivolta d’Adda (Asst Crema).

“La psicoterapia aiuta a comprendere quello che accade dentro di noi. Lo sport permette di sperimentarlo nella relazione con gli altri”, spiega Cerizza. “Per questo considero il campo sportivo una sorta di seconda stanza della terapia: ci si confronta con l’avversario, con la fatica, con il tempo, con la frustrazione, ma soprattutto con le altre persone”.

Un approccio sintetizzato dallo stesso Cerizza nell’espressione “Mettere le persone al posto delle sostanze”. “La sostanza, almeno all’inizio, può essere vissuta come una soluzione. Togliendola rimane un vuoto. Il nostro lavoro è aiutare la persona a riempire progressivamente quello spazio attraverso relazioni, responsabilità, obiettivi e appartenenza”.

A Sofia alcuni componenti della delegazione italiana porteranno anche le proprie testimonianze personali. Un aspetto che fa già parte dell’attività dell’Approdo, impegnata a condividere queste esperienze nelle aziende e in altri contesti della società civile per sensibilizzare sui temi delle dipendenze, della cura e del reinserimento, contrastando stereotipi e stigma.

L’esperienza della Nazionale Italiana Solidale è partita dal calcio, ma il modello può essere applicato anche ad altre discipline. Al centro rimangono infatti le dinamiche che lo sport consente di sviluppare: fiducia, impegno, capacità di affrontare le difficoltà, confronto con i propri limiti e relazione con gli altri.

La trasferta di Sofia rappresenterà infine un’opportunità per confrontare il modello sviluppato a Rivolta d’Adda con le esperienze delle organizzazioni degli altri Paesi e rafforzare una rete europea dedicata allo sport come strumento di inclusione sociale.

“Vorremmo che Sofia fosse l’inizio di una nuova fase”, conclude Cerizza. “Lo sport permette alle persone di incontrarsi prima ancora di dover spiegare chi sono o da dove vengono. Da lì può iniziare qualcosa”. Tra le prospettive future c’è anche quella di dare continuità al progetto europeo e valutare la possibilità di organizzare una tappa italiana di Unity in Motion.

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