Cronaca
Galmozzi: 'Ospedale in sofferenza. I contagi crescono, serve prudenza al 110%'
La media giornaliera della polmoniti covid che transitano dall’ospedale di Crema (sia come tac esterne che da pronto soccorso) sono in netto aumento e i quadri clinici tornano ad essere severi. “Siamo addirittura peggio di novembre 2020 e questo dato è preoccupante”. A sostenerlo il medico di ps Attilio Galmozzi, riprendendo anche la tesi espressa dal collega radiologo Maurizio Borghetti.
L’ospedale cittadino è in sofferenza. Terapia intensiva, terapia semi-intensiva respiratoria e reparti dedicati alla cura del covid, sono pieni. “Il pronto soccorso pure paga questa ondata in modo molto duro, perché vi transitano tanti pazienti covid ma anche patologie medico-chirurgiche non covid. Certamente ben differenziati e distanziati ma è chiaro che i numeri aumentano”.
“Abbiamo un’arma, rispetto a un anno fa: i vaccini. Seppur sotto stretta osservazione per le note vicende recenti che hanno interessato il vaccino Astrazeneca, l’altro vaccino continua ad essere somministrato. Con un profilo di efficacia e sicurezza documentati. Ora attendiamo le valutazioni scientifiche su Astrazeneca ma la macchina vaccinale procede con ritmi serrati. Speriamo che non ci siano ritardi ma soprattutto che si chiariscano gli aspetti sollevati dalle autorità. Tuttavia la curva dei contagi e della mortalità over80 è in calo e questo significa che il vaccino funziona, con una buona efficacia nel proteggere la popolazione più vulnerabile”.
Galmozzi sottolinea come una cura per il covid ancora non ci sia: “L’utilizzo (dove indicato) dei corticosteroidi e eparina ha dato dati migliori, ma non significa sia quella definitiva ed efficace. E se la gente comune si è resa persuasa che esiste una cura efficace al 100% (ma neanche al 70% per intendersi) ciò ha generato una sorta di ammorbidimento nell’uso delle protezioni individuali e del distanziamento, il che rende ragione dell’aumento significativo dei contagi e ahimè dei decessi”.
Utile è la novità del Centro Servizi domiciliari per la cura, l’osservazione e la presa in carico dei pazienti covid che non necessitano ospedalizzazione. “Succede che qualche paziente al domicilio si complichi e questo è un dato legato alla patologia. Ma l’ospedalizzazione dei malati domiciliari è nettamente inferiore ai mesi precedenti”.
Si è però abbassata l’età media dei malati, “intendo quelli con tampone positivo e malattia polmonare, spostandosi poco sopra i 60 anni, con casi anche di pazienti più giovani, diciamo della fascia 20-30. Questi ultimi numericamente significativi (come tamponi positivi) ma con quadri polmonari tutto sommato tranquilli, fino ad ora”.
“Visto il quadro generale, attualmente non confortante, che documenta un importante stress delle strutture di cura serve ancora molta prudenza, protezioni individuali, distanziamento e marciare con le vaccinazioni. Questa zona rossa ha imposto chiusure e altre no. Non entro nel merito delle scelte ma se a differenza di un anno fa dove con il lockdown la circolazione del virus fu interrotta, oggi le chiusure parziali rallentano meno il virus. E se non si vuole il lockdown cerchiamo almeno di essere prudenti al 110%”.
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