Cronaca

Scrp: tanto rammarico, ma nessuna autocritica

Per la Comunità socialista cremasca, l’arbitrato neutro risultato favorevole ai Comuni che hanno esercitato il diritto di recesso da SCRP, non è stato proprio  una grande sorpresa.

Che potesse accadere quello che è successo, lo avevamo previsto sin dalla apertura della vertenza, paventando il rischio anche nella formale lettera/documento inviata al Presidente dell’area omogenea cremasca, in data 10 febbraio 2020.

Più che rammaricarsi, oggi delle conseguenze,  i fronti  che si sono combattuti  attraverso  vie legali,  dovrebbero fare un minimo di autocritica  sul fallimento della  mediazione diretta, tutt’altro che  impossibile dal momento dello scioglimento della società  SCRP, con  il conferimento delle attività svolte  a Consorzio.it

Da osservatori esterni, ravvisiamo  ragioni e torti  da ambo le parti.

Inopportune,  sono state infatti, sia  la difesa ad oltranza delle scelte compiute da SCRP, a fronte delle critiche mosse sulla  progettazione  ed attuazione dei  varchi elettronici, sull’appalto dei  rifiuti, sulla cessione delle azioni alla municipalizzata A2A, sulle numerose consulenze, che le prese di posizioni polemiche via via assunte, dai  Sindaci recedenti, a cominciare da quella di  non partecipare più alle riunioni dell’area omogenea.

Da non sottacere, vanno inoltre aggiunte : le separate richieste alla Regione per il riconoscimento dello stato di calamità naturale del Cremasco,  a seguito degli eventi  atmosferici  del 2018,  il contestato  silenzio  sullo studio Masterplan 3C, promosso dalla Associazione Industriali,  le divergenti valutazioni ed  iniziative  sulla  rivisitazione  delle funzioni e dei confini della ATS Valpadana.

Insomma  una serie di questioni politico amministrative fonti  di  notevoli tensioni  nelle assemblee  istituzionali  dell’area omogenea,  sia  precedenti  che  successive  la  monetizzazione e  la  liquidazione  delle  quote patrimoniali, richieste dai Comuni dissidenti,  capitalizzate da investimenti consortili  effettuati  negli anni,  sulle  reti fognarie e idriche, in particolare.

Negli  interventi   apparsi  in  questi  giorni  sui media, oltre ai  rituali e un pò consunti appelli alla unità del territorio, non abbiamo scorto segnali di disponibilità  alla  ripresa di un più rispettoso confronto.

Abbiamo letto  di  sfide pubbliche, lanciate e raccolte,  sostanzialmente per  confermare i  rispettivi  punti di vista e convincimenti,  senza novità di un certo  interesse il rischio è quello di approfondire i solchi delle divisioni e basta.

Un appuntamento diverso potrebbero farlo diventare, se nella dialettica in corso,  il coordinatore dei Sindaci aventiniani, Gabriele Gallina, anticipasse la  fine  della diserzione  ( interrotta solo per il Covid ) alle assemblee dell’area omogenea, da parte dei Comuni fuoriusciti dalle società partecipate, confermasse  l’adesione  all’ambito sovraccomunale, proponesse dei correttivi, se necessari,  perché  interagisca  meglio con le amministrazioni comunali.

La  Comunità  socialista cremasca, non ha dubbi che il progressivo sfilacciamento della nostra realtà comprensoriale, sia  arginabile  solo  da una  visione condivisa, del futuro,  da parte  di tutti i soggetti istituzionali, politici e sociali.

In questa ottica, riassuntivamente, ribadiamo la proposta indirizzata al Presidente Casorati  circa la formalizzazione di  una  Conferenza programmatica  del  Circondario cremasco, ove  gli  Enti Locali, il  mondo produttivo, quello politico e sindacale, quello associativo e scolastico, possano costruttivamente confrontarsi per  la elaborazione di  rinnovato  progetto territoriale di lungo respiro e di qualità.

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