Elio Pavesi è rientrato dal Nepal, con la storia di un amico ritrovato dopo 45 anni
45 anni. Tanti ci sono voluti perché Elio e Hikmat si incontrassero di nuovo. 6485 chilometri di distanza non hanno intaccato un’amicizia ritrovata.
Elio Pavesi, 66enne di Pianengo, è uno dei cinquanta italiani rimpatriati qualche giorno fa dal Nepal, dopo che per settimane è rimasto bloccato nel Paese orientale. Era partito il 18 febbraio ed è rientrato a casa solo un paio di giorni fa.
“La mia prima volta in Nepal è stata nel 1975. E’ allora che ho conosciuto Hikmat, a Baidam, un villaggio piccolissimo con qualche centinaio di abitanti. Non c’era acqua corrente – racconta – nessun albergo; solo un ufficio postale”. Sulla strada incontra una ragazza con la brocca dell’acqua in testa: insieme all’amica con cui era in viaggio chiede se possa aiutarli a trovare un posto dove mangiare e dormire. Quella giovane li accompagna a casa sua, dove abita con la madre e il resto della famiglia. Tra loro, c’è Hikmat: “E’ rimasto con noi per il tempo del nostro soggiorno, ci ha aiutati a trovare i percorsi migliori per il trekking”.
Ma era il periodo delle piogge e Elio ha potuto godere poco delle montagne delle quali si era perdutamente innamorato. Decide così di tornare, prima nel 1979, da solo, poi nell’ ’81, con la moglie Irene e un amico cremasco, Claudio Bergamaschi. “Con Hikmat è nata un’amicizia, un legame che si è rinsaldato, quasi – lo definirei – comunitario, quando lo indicavo come persona di riferimento agli altri cremaschi in partenza per il Nepal”. Nel 1981 Elio e Irene avevano anche raccolto qualche centinaio di dollari da portare all’amico: “Allora, in quei posti, il reddito medio annuo era di 24 dollari. Con quello che gli abbiamo portato è riuscito a cambiare il tetto della casa, posando la lamiera al posto del fogliame”.
Passano gli anni, e i contatti si perdono. Ma Elio non ha dimenticato le montagne maestose, i paesaggi mozzafiato e neppure l’amico nepalese. Così, all’alba del 2020, ha fatto lo zaino ed è partito alla volta di Katmandu. Dopo qualche giorno trascorso nella capitale si è diretto alla volta di Baidam. “Sono riuscito a trasferire sul cellulare le foto dei miei viaggi precedenti, quelle di Hikmat e della sua famiglia, e una volta al villaggio – ormai inglobato nel centro più grande e divenuto meta turistica – ho cercato i vecchi del posto, chiedendo loro se conoscessero Hikmat Kunwar“.
Nel giro di un’ora Elio è letteralmente piombato in casa dell’amico nepalese: “Non ci siamo riconosciuti subito. Siamo cambiati entrambi, ma l’abbraccio è stato lo stesso”. Il cremasco racconta del grande senso di ospitalità che si vive in Nepal, della spiritualità quotidiana che “purtroppo le nuove generazioni hanno perso. Ma non Hikmat, che ora è presidente dell’associazione che si occupa del tempio indù situato in mezzo al lago Phewa e raccoglie fondi per realizzare un centro che accolga i poveri e gli anziani del paese.
Hikmat vive con la moglie e la sorella maggiore. La figlia abita a 7 chilometri da lui, mentre gli altri due figli si trovano in Australia. Anche lui è nonno, come Elio. Il nepalese lo ha invitato a cena per tutti i giorni in cui Elio si è trattenuto a Baidam, prima di spostarsi sulle montagne per il trekking.
Fino all’esplosione dell’emergenza sanitaria in Italia. “Il console, intorno al 20 marzo, ha inviato una mail dicendo che l’ultimo volo utile per rientrare sarebbe stato a fine mese. Grazie all’aiuto di Hikmat sono riuscito a tornare a Katmandu, ma poi sono rimasto bloccato”. Due settimane da solo in un hotel, finché la situazione non si è sbloccata, smuovendo l’opinione pubblica e grazie all’intervento di diversi politici, del territorio e non.
Elio è ripartito l’8 aprile alla volta di Monaco. Da lì ha preso un aereo per Roma e poi un altro ancora per Malpensa, dove lo attendendeva il compagno della figlia Silvia. “Ero in apprensione più per la mia famiglia, che per me. Non ho mai avuto problemi di salute. Ma nessuno ci ha mai controllati, a parte la misurazione della temperatura corporea in aeroporto. Siamo stati un po’ lasciati abbandonati a noi stessi”.
Ma la tensione si è sciolta con l’arrivo a casa, per Elio e la sua famiglia. Ora è a Pianengo, dopo un’avventura che potrà raccontare ai suoi nipoti (una è in arrivo a maggio!). Il Nepal resta nel cuore e nei ricordi: “Sto cercando di raccogliere qualche offerta per aiutare Hikmat, per il tempio del lago Phewa”. Chi fosse interessato può scrivere direttamente a Elio all’indirizzo mail eliozot@alice.it
Ambra Bellandi



