Cronaca

25 novembre: in Italia si muore ancora 'di genere' e la parità resta distante

“L’amava troppo”

“E’ stato un raptus”

“Lo voleva lasciare”

“Delitto passionale”

Quante volte aprendo i giornali, si trovano questi titoli relativi ai tanti – troppi – femminicidi dei quali sono tristemente protagoniste le donne del nostro Paese? Per quanto tempo ancora si troverà giustificata, pur velatamente, la violenza?

E’ oggi, 25 novembre 2019, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un fenomeno in continua crescita, un filo rosso (sangue) che corre lungo il pianeta. Dal Cile, dove pochi giorni fa è stato trovato il corpo di una fotografa, Albertina Burgios, fino a noi. Il 19 ottobre, a Torino, un detenuto in permesso ha cercato di sgozzare la fidanzata – e precedentemente aveva già ucciso una compagna -. La donna, fortunatamente, si è salvata. Non avrà più una vita normale, forse nemmeno un volto normale, ma è viva.

Per un’altra donna, una ogni 72 ore, non è così. Perché alle soglie del 2020, in Italia, di genere si muore. E non solo fisicamente: si muore dentro, di incomprensione, di tristezza. 94 sono le donne uccise negli ultimi dodici mesi. Ma il dato non conta l’enorme numero di denunce per stalking e, ancor di più, non riesce a calcolare l’assordante silenzio di chi, per paura o vergogna, non racconta niente. E la violenza economica? È tra le forme più subdole di aggressione e di ricatto. In un paese dove una donna su due non lavora, il ricatto sul denaro da parte dei partner è diventata un’emergenza sociale.

Non siamo sicure, mai. Con il Nuovo Millennio che ha passato la maggiore età, siamo ancora legate a quell’ancestrale convinzione che ci stia meglio in mano un aspirapolvere piuttosto che un libro o un computer. La ribellione alla diffusa visione della donna esclusivamente angelo del focolare è l’unica strada percorribile per dimostrare – anzitutto a noi stesse – di quanto possiamo essere tutto ciò che vogliamo: madri, amiche, single felici e realizzate, manager, cuoche, amanti… La donna, come la Terra (che è femmina), racchiude in sé una pluralità di esseri. Come l’uomo, del resto. Per questo chiediamo e pretendiamo rispetto ed uguaglianza.

A Crema, da due giorni, ci sono in piazza le “Zapatos rojos”, simbolo del 25 novembre e da oggi (fino al 10 dicembre), con la campagna #orangetheworld promossa da Soroptimis International, una finestra del Palazzo Comunale sarà illuminata di arancio, colore con il quale si denota questa sensibilizzazione. Perché anche a Crema la situazione non è rosea: l’associazione Donne Contro la Violenza registra un aumento dei casi di richiesta di aiuto ogni anno. E non tutte arrivano alla denuncia, troppo spesso le donne continuano a soffrire di quel dolore che magari non lascia segni visibile, ma goccia a goccia erode la vita.

AmBel

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