Ex Cinema Astor, “Insieme” attacca la variante al Pgt: “Soncino rinuncia a un teatro”
Il gruppo di opposizione Insieme denuncia un grave errore nella scelta urbanistica che compromette la cultura locale e l'aggregazione sociale a Soncino
Dura presa di posizione del gruppo di opposizione Insieme contro la variante al Piano di governo del territorio approvata dal Consiglio comunale di Soncino, che modifica la destinazione urbanistica dell’area dell’ex Cinema Astor, trasformandola da zona destinata agli spettacoli ad area residenziale.
Per il capogruppo Vittore Soldo, la scelta dell’amministrazione rappresenta “un grave errore” sul piano delle prospettive culturali e dell’aggregazione sociale del paese.
L’opposizione ricorda di aver inserito nel proprio programma elettorale il recupero dell’area dell’ex Astor, non con l’obiettivo di conservare l’edificio esistente, ma di mantenere la vocazione culturale di uno spazio considerato “storicamente e affettivamente un punto di riferimento per l’arte e l’intrattenimento a Soncino e nel territorio”.
Nel comunicato, Insieme ripercorre anche le vicende che negli anni hanno interessato il progetto di un teatro cittadino. Secondo il gruppo, una prima ipotesi prevedeva la realizzazione della struttura all’interno dell’ex Filanda durante l’amministrazione Pisati. Successivamente, la prima giunta di centrodestra avrebbe accantonato quel progetto, indicando invece proprio l’area dell’ex Cinema Astor come futura sede del teatro. Con l’attuale variante urbanistica, sostiene l’opposizione, “si dice definitivamente addio all’idea di un teatro per la nostra comunità”.
Il gruppo contesta inoltre la scelta di destinare l’area a uso residenziale, ritenendo che venga meno “una naturale e storica vocazione a contenitore culturale”, senza che vi siano, secondo l’opposizione, garanzie sulla concreta realizzazione degli interventi edilizi previsti.
Nel mirino finiscono anche gli spazi oggi disponibili nell’ex Filanda. Per Insieme, la sala conferenze e la sala concerti “non sono strutturalmente adeguate a ospitare spettacoli teatrali o musicali di ampio respiro” e non rappresentano una risposta alle esigenze delle associazioni culturali del territorio.
“La decisione della maggioranza – conclude Soldo – denota una scarsa sensibilità verso la pianificazione culturale a lungo termine. Continueremo a sostenere che lo sviluppo di un paese non passa solo dalle aree residenziali, ma anche dalla capacità di preservare e rigenerare i propri spazi simbolo a favore della socialità e dell’espressione artistica”.