Omicidio di Crema, il senegalese confessa: “Mi aveva aggredito, l’ho fatto per difesa”
Tutti e tre i giovani accusati di concorso in omicidio hanno risposto al gip. Il senegalese ha invocato la legittima difesa, mentre gli altri si sono detti estranei
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Svolta nelle indagini sul delitto di Crema: oggi, nel corso dell’interrogatorio in carcere tenuto dal gip Elisa Mombelli, uno dei tre ragazzi fermati, Pape Mamadou Ndiaye, 25 anni, senegalese, ha confessato di aver accoltellato Youssef Rama Abdelaziz, l’egiziano di 19 anni aggredito intorno alle 23 di sabato in via Cresmiero e morto quaranta minuti dopo al Maggiore di Crema.
“Youssef mi ha colpito con una grossa catena della bicicletta e mi ha spruzzato negli occhi lo spray al peperoncino, e io per difendermi ho estratto il coltello“. Così si è difeso il 25enne, finito in carcere con l’accusa di concorso in omicidio insieme ai due amici Bajron Hoxha, 23 anni, nato in Italia da genitori albanesi, e Ahmed El Hadad, 24enne di origine egiziana con cittadinanza italiana. Tutti hanno risposto alle domande del gip. Presente anche il pm Alessio Dinoi, davanti al quale i tre ragazzi si erano avvalsi della facoltà di non rispondere subito dopo l’arresto.

“Le telecamere hanno ripreso gran parte dell’aggressione“, ha confermato l’avvocato Corrado Locatelli, legale del senegalese, interrogato per ultimo. Per il suo assistito, l’avvocato ha chiesto gli arresti domiciliari, mentre la collega Elena Scotuzzi, del Foro di Brescia, difensore del 24enne egiziano, e il legale Candeloro Parrello, di Palmi, difensore dell’italo albanese, hanno chiesto la liberazione e la non convalida del fermo. Il gip si è riservato la decisione.
“Sì, il mio assistito era in quel bar“, ha dichiarato l’avvocato Scotuzzi. “Ma non ha fatto nulla, era solo spettatore“. “Bajron ha risposto a tutte le domande”, ha invece riferito l’avvocato Parrello, senza addentrarsi nei particolari. “Il mio cliente ha manifestato in maniera molto chiara il suo dispiacere dopo aver saputo che questa persona ha perso la vita”.
Per quanto riguarda la dinamica dei fatti, sabato sera la vittima era al bar all’interno dell’oratorio San Luigi insieme ai suoi amici connazionali per festeggiare l’assunzione in un’azienda della Bergamasca. Lunedì, Youssef avrebbe dovuto cominciare a lavorare come operaio. Anche il senegalese aveva trovato un lavoro: era stato assunto a tempo indeterminato in una società di Crema come operaio, con quasi duemila euro di stipendio. Avrebbe dovuto cominciare il 26 giugno.

Nel bar cerano anche Pape e gli altri due ragazzi. Ad un certo punto tra il senegalese e Youssef è scoppiata una lite a causa di vecchi rancori. Il 19enne egiziano ce l’aveva con lui perchè in passato aveva difeso l’amico Bajron che con Youssef aveva avuto una discussione per questioni di soldi. Con Bajron era stato tutto chiarito, mentre Pape è rimasto nel mirino del giovane egiziano. Durante la rissa, Pape è rimasto ferito.
“Il mio assistito”, ha spiegato l’avvocato Locatelli, “ha detto che voleva chiudere la questione, andando a parlare con il fratello maggiore di Youssef. Era già da tanto che voleva parlargli dopo l’ennesimo episodio”.
Youssef è stato descritto come una persona violenta. I tre giovani in carcere hanno conservato nei loro telefoni i messaggi inviati dal 19enne che li aveva minacciati di morte.

“Accompagnato dai due amici”, ha continuato l’avvocato Locatelli, “in via Cresmiero il mio assistito ha incontrato Youssef che era con altri egiziani. Il parcheggio della Conad è il loro ritrovo. A quel punto Youssef si è avvicinato e gli ha spruzzato lo spray al peperoncino, e con la catena massiccia della bici ha cominciato a malmenare, e allora Pape ha tirato fuori il coltello. Lo ha brandito, pur non vedendoci”.
Poi i tre sono fuggiti “per paura”, perchè nel frattempo stavano arrivando altri egiziani.
Il senegalese, che nel 2019 era stato condannato con il patteggiamento a 3 anni e 6 mesi per tentato omicidio per aver ferito con un cacciavite un 46enne campano ai Giardini di Campo di Marte, girava con il coltello “perchè era stato più volte minacciato da questi egiziani che girano anche con cani di grossa taglia, e lui aveva paura”.
Domani il gip deciderà sulle richieste delle difese. Se per Pape dovesse confermare il carcere, il senegalese ha chiesto di poter essere trasferito in un altro penitenziario. “Qui a Cremona ci sono molti egiziani che mi guardano male”, ha detto.
Sempre domani il pm Dinoi conferirà l’incarico al suo perito, il medico legale di Brescia Andrea Verzeletti, per effettuare l’autopsia sul corpo di Youssef.