Omicidio Youssef, i tre fermati non rispondono: si attende la convalida dei fermi
Tre ragazzi sono in carcere per il delitto e al momento non rispondono al Gip. L'amico della vittima diventa testimone. Si indaga su un possibile regolamento di conti tra le parti
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Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Bajron Hoxha, Ahmed El Hadad e Pape Mamadou Ndyae, i tre fermati per l’omicidio di Youssef Rama Abdelaziz, il 19enne egiziano accoltellato lo scorso weekend nella traversa tra viale Repubblica e via Cresmiero, a Crema.
I tre ragazzi erano scappati subito dopo l’accoltellamento dirigendosi verso il Milanese, gettando l’arma del delitto nel fiume Adda, dove è stata ritrovata l’indomani dai Carabinieri e dai Vigili del Fuoco. Successivamente sono stati fermati – il senegalese in provincia di Milano, mentre gli altri due al rientro nel Cremasco – e trasferiti nel carcere di Cremona, dove si trovano in attesa della decisione del gip sulla convalida del fermo, con l’accusa di concorso in omicidio volontario.
Secondo gli ultimi dettagli emersi, i militari stanno seguendo con convinzione la pista del regolamento di conti. Hoxha ed El Hadad avrebbero portato con sé Ndyae, detto “il Puma”, con l’obiettivo di incutere timore ad Abdelaziz durante l’incontro chiarificatore, poi degenerato nell’aggressione costata la vita al 19enne. In tutto questo, l’amico sedicenne di Youssef avrebbe accompagnato il giovane egiziano fino al luogo dell’incontro con i tre, senza assistere all’aggressione, diventando però l’unico testimone oculare della vicenda.
Nella giornata di mercoledì, salvo imprevisti, è attesa la decisione sulla convalida del fermo e sull’eventuale applicazione della misura cautelare nei confronti dei tre indagati. Resta inoltre da chiarire chi sia stato l’autore materiale delle coltellate risultate fatali per Youssef, elemento che potrebbe incidere sulla ricostruzione delle singole responsabilità.