Cronaca

Omicidio Crema, opposizione all’attacco: “Serve ripristinare sicurezza e legalità”

La consigliera Ilaria Chiodo racconta: "Conoscevo la vittima, era uno dei protagonisti dell'appostamento in piazza di Rauso". Opposizione chiede convocazione Commissione Sicurezza

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All’indomani del brutale delitto consumatosi a Crema nella notte tra sabato e domenica, la città si è svegliata con lo sgomento della consapevolezza che quello della sicurezza sta diventando un problema ormai fuori controllo.

Il primo a denunciarlo è proprio il sindaco, Fabio Bergamaschi, che sul propri social sottolinea come la questione stia diventando sempre più “una preoccupazione reale dei cittadini”, un problema che “va affrontato con grande decisione dallo Stato”.

Per Bergamaschi “la sicurezza è un bene comune” e “un patrimonio di tutti, anche e soprattutto dei più fragili”. Per questo i cittadini, “non vogliono e non possono sentirsi ostaggio di giovani e giovanissimi delinquenti che usano il coltello con una disinvoltura agghiacciante” continua il primo cittadino. “Non vogliono che accada nelle metropoli e a maggior ragione che accada nelle piccole città di provincia, la cui vivibilità è un elemento da custodire in modo ancor più geloso” .

A Crema il Comune ha affrontato il tema della sicurezza “sempre con spirito unitario” sottolinea ancora Bergamaschi: “all’unanimità, sinistra, destra o centro che sia, abbiamo votato tanto il Patto per la Sicurezza che il Regolamento di Polizia Urbana.

Significa che, al di là della reciproca caricatura che la politica oggi induce a fare per ragioni di consenso (una dinamica stupida e improduttiva per il Paese), c’è una serietà tra i rappresentanti politici e civici locali che si svolge nelle stanza istituzionali, a dispetto di ciò che capita talvolta sulle pagine dei giornali.

Con quella stessa serietà, con quello stesso spirito, in qualità di Sindaco di Crema sento di dover esprimere nuovamente, ancora più chiaramente, tutta la preoccupazione che la nostra comunità nutre rispetto all’esplosione di questi fenomeni“.

Il primo cittadino sottolinea quindi quali sono le necessità più urgenti: “Da molto tempo il Comune di Crema, nelle sedi istituzionali competenti, ha rappresentato con chiarezza la necessità di rafforzare il presidio del territorio e le capacità investigative delle forze dell’ordine, chiedendo maggiore attenzione per Crema e per il Cremasco, specialmente in determinati luoghi (più o meno sempre gli stessi ed esattamente quelli, guarda caso, in cui sono avvenuti i vari episodi).

E’ un tema che abbiamo posto con continuità. Oggi lo ribadiamo, con ancora più forza, avvertendo ancor di più l’urgenza che questi episodi, sempre legati ai giovani, sempre legati a determinati contesti sociali, vengano affrontati in modo risoluto dallo Stato.
Serve più Stato sul territorio. Più Stato nella comunità.

Per questo ribadiamo la necessità di un incremento delle risorse a disposizione delle forze dell’ordine, una richiesta che avevo già formalmente indirizzato al Governo, al Ministero degli Interni, negli scorsi mesi”.

Un problema che riguarda anche l’intera regione: “Proprio in questi giorni anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha evidenziato come l’assegnazione di circa 180 nuovi agenti alla Lombardia sia largamente insufficiente rispetto al peso demografico ed economico della nostra regione, parlando di una distribuzione che non risponde alle reali esigenze del territorio.

Servono più uomini, più presidi e strumenti adeguati per garantire la sicurezza ai cittadini. Strumenti repressivi, strumenti di indagine, ma anche strumenti preventivi, sociali ed educativi. In questo senso a Crema stiamo estendendo la rete di videosorveglianza e la Polizia Locale è sempre più una forza in sostegno delle altre Forze dell’Ordine (anche stanotte, sulla rissa iniziale, è stata la prima ad intervenire).

Dall’altro lato l’attività di educativa di strada recentemente messa in campo porterà i suoi benefici. Ma bisogna avere il coraggio di pensare e ripensare in profondità ogni strumento. E di farlo insieme, nella pluralità degli sguardi del sociale, della formazione, dell’ordine pubblico. Spesso anche della sanità.

Tutti settori del “pubblico” che faticano ad interagire e che, quando lo fanno, spesso si limitano alle formalità, legati da una burocrazia che ne depotenzia il contributo, dettando rigidamente i confini delle competenze e dei poteri, mentre i problemi continuano a stare lì, in mezzo alla gente.

Non possiamo accettare che la delinquenza giovanile diventi una nuova normalità. Non possiamo accettare come normale il giovane sangue riverso sull’asfalto. A Crema e ovunque” conclude Bergamaschi.

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