Non sono gli imputati i rapinatori della farmacia Riccaboni: assolti a nove anni dai fatti
Il 2 febbraio del 2017 il colpo ai danni dell'esercizio dell'ex sindaco di Spino d'Adda. I difensori: "lacune investigative hanno portato a processo i nostri assistiti"
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A nove anni dai fatti, per Donato e Pietro, 56enni milanesi, è arrivata l’assoluzione con formula piena dall’accusa di rapina. I due erano finiti a processo perchè ritenuti gli autori materiali dell’assalto commesso nella tarda mattinata del 2 febbraio del 2017 alla farmacia di via Ungaretti a Spino d’Adda di proprietà dell’ex sindaco Paolo Riccaboni. Per gli imputati, anche il pm Giannangelo Maria Fagnani aveva chiesto l’assoluzione, ma per mancanza di prove.
Quella mattina, in farmacia, dove erano presenti clienti e dipendenti, era entrato un bandito solitario con il volto quasi completamente coperto da una sciarpa. “Io ero sul retro al piano rialzato”, aveva raccontato in aula l’ex sindaco. “Ho sentito trambusto, le mie dottoresse erano spaventate, e ho capito che era in corso una rapina. Siamo abituati: tra il novembre e il dicembre del 2024 ho subito cinque furti“. Riccaboni si era precipitato giù dalle scale e aveva visto una persona che dopo aver preso i soldi della cassa (2.100 euro) stava uscendo.
L’ex sindaco aveva inseguito il rapinatore sotto i portici per alcune decine di metri, ma poi il malvivente era salito a bordo di una Fiat Punto sulla quale lo attendeva un complice, partito a tutta velocità. Riccaboni era però riuscito a segnarsi le prime due lettere della targa della macchina. “Non era un omone”, aveva ricordato. “Si trattava di una persona non tanto alta e abbastanza minuta“. Altri testimoni avevano parlato di un uomo che indossava un giubbino di colore azzurro vistoso, un cappellino scuro e la sciarpa che gli copriva il volto.
Durante le indagini, portate avanti dai carabinieri, dalle telecamere era stata notata in zona una Punto che corrispondeva alla descrizione fornita dall’ex sindaco, comprese le prime due lettere della targa. La macchina era intestata al padre di Donato, uno degli imputati. Il coinvolgimento dell’altro milanese era invece emerso nel corso delle attività investigative.
“Dei rapinatori è stata fornita da tutti i testimoni una descrizione sommaria“, ha detto nella sua arringa l’avvocato Monica Nichetti, difensore di Pietro. “Le immagini delle telecamere, che sono puntate su un incrocio stradale e non sulla farmacia, si sono rivelate essere di scarsa qualità, e le due lettere della targa ricordate dal farmacista non sono sufficienti per arrivare alla responsabilità degli imputati”.
Le celle telefoniche, inoltre, collocavano Pietro a Pantigliate, Comune milanese, e non a Spino. “La casa di Pietro non è mai stata perquisita, mentre la perquisizione nell’abitazione di Donato è risultata negativa“. E c’è di più: l’imputato, come ricordato dall’avvocato Nichetti, era stato investito da un’auto qualche mese prima della rapina e si era rotto la clavicola. Per l’accusa, sarebbe stato lui ad essere inseguito dal farmacista, ma con quello che gli era successo non sarebbe stato in grado di correre.
L’avvocato Francesco Ciceri Contoli, difensore di Donato, ha rincarato la dose, parlando di “lacune investigative” e di “guasti” che si sono verificati durante il procedimento penale, come ad esempio il fatto che “dal 2017 al 2024 il fascicolo sia rimasto immobile negli uffici della procura”. La macchina che secondo l’accusa sarebbe stata usata per la rapina era intestata al padre di Donato, auto che l’imputato utilizzava per andare a Milano a lavorare. E la cella telefonica, sia il giorno prima che la mattina stessa della rapina, aggancia la cella di Milano e non quella di Spino.
I due imputati hanno alle spalle precedenti penali, ma, come spiegato dai loro legali, “dal 2015 sono puliti”: tempo fa i due erano stati indagati per una rapina messa a segno in un Punto Snai a Milano, ma poi le accuse contro di loro erano cadute. “Visto anche questo episodio”, ha aggiunto l’avvocato Ciceri Contoli, “le indagini sulla rapina a Spino d’Adda hanno preso un’unica direzione. Ci si è concentrati solo sui nostri assistiti, senza guadare altrove per trovare i veri colpevoli”.