don Claudio Burgio a Ripalta Cremasca:”I giovani vanno ascoltati e accompagnati”
Il Comune di Ripalta Cremasca ha ospitato don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, per parlare delle fragilità di giovani e fragilità
Una serata in cui parole come fallimento, sbaglio, dolore sono tornate ad abitare la nostra vita, nel senso che si sono riprese lo spazio dal quale le abbiamo estromesse, specie dalla nostra quotidianità.
E’ quella che ci ha regalato don Claudio Burgio, cappellano del carcere Beccaria di Milano, invitato a Ripalta Cremasca dall’amministrazione comunale e dal Rotary Club Crema. Intervistato dal direttore de La Provincia, Paolo Gualandris, il sacerdote ha raccontato le storie dei ragazzi che ha incontrato nel carcere minorile.
Non ‘cattivi ragazzi’, ma ragazzi soli, non ascoltati da genitori che non prevedono che i figli possano sbagliare.
“Ci sono genitori – ha detto don Claudio Burgio – che fanno fatica a verbalizzare, a dialogare con i figli, a intercettare il loro dolore. Forse perché il dolore viene sempre estromesso da vite riuscite. Non può abitare nelle nostre famiglie il fallimento, l’errore. Quindi cresciamo questi ragazzi con l’idea della perfezione, della performance, l’idea che non si possa mai sbagliare. Invece è importante partire dai propri fallimenti genitoriali, dai propri limiti, come adulti. Il limite è una soglia che non deve chiudere ma aprire agli altri”.
Compito degli adulti è accompagnare i giovani, camminare a fianco e mettersi in ascolto. Un esempio di questo atteggiamento lo ha rappresentato bene la fidanzata del ragazzo che ha ucciso Hamza Salama a Pasquetta, che si trova ora al Beccaria. Don Burgio ha avuto modo di conoscere, a Crema, la fidanzata di chi ha commesso un reato, un omicidio, e ne è rimasto profondamente colpito.
“Mentre noi adulti tendiamo ad etichettare – ha proseguito don Claudio Burgio– ad aver paura dell’altro, questa ragazza invece ha saputo esprimere la capacità, l’intelligenza nel riconoscere anche gli errori del suo fidanzato ma, nello stesso tempo, anche a riconoscere il bisogno di stargli vicino. Non è detto che le cattive compagnie siano solo da estromettere perché ti confinano. C’è un modo intelligente di saper stare anche dentro certe condizioni più rischiose. Lei lo ha dimostrato”.