I ‘sogni’ dei piccoli calciatori: il libro di Giulio Mola al Panathlon Club Crema
Di calcio giovanile, passione, divertimento, ma anche delusione e futuro nel libro di Giulio Mola, tema della conviviale Panathlon Crema
Una bella occasione per riflettere sul presente e sul futuro del calcio giovanile, con un po’ di nostalgia sul passato, l’ultima conviviale Panathlon Club Crema, che ha ospitato Giulio Mola giornalista professionista, firma di importanti testate nazionali, attualmente responsabile delle pagine sportive di QN-Il Giorno e già vicepresidente del Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi. Presentato dal presidente Panathlon Crema Massimiliano Aschedamini, e dal presidente della Pianenghese Christian Saronni che ha fatto da tramite, Giulio Mola ha parlato della sua ultima fatica data alle stampe, il libro “Piccoli calciatori, grandi sogni” per la collana Grande Sport di Diarkos editore.
Già dalla citazione dell’eterno golden boy Gianni Rivera, riportata nelle prime pagine del libro, “Se un ragazzo nasce con un dono, quel dono non appartiene né a procuratori, né a dirigenti. È suo. Il calcio dovrebbe soltanto permettergli di mostrarlo al mondo, non affogarlo nei conti bancari degli adulti”, si intuisce il tenore della pubblicazione. Un libro, scrive lo stesso Mola, che narra anche in chiave ironica le vicende di un giornalista il cui figlio decide di giocare a pallone, con un racconto di ciò che un padre vive accanto ad un bambino poi ragazzo, che si cimenta con il calcio, tra attività di base, scuole calcio, settori giovanili, campi spelacchiati di provincia, curati o in erba sintetica di ultima generazione, ma anche genitori urlanti, faccendieri, millantatori, che, ahinoi, popolano le società calcistiche professionistiche o dilettantistiche, accanto a persone perbene e animate da una passione infinita per questo sport, che invece dedicano anima e cuore alla crescita dei giovani.
Nella sua chiacchierata con i presenti, l’autore ha introdotto il suo intervento riprendendo i tanti perché indicati nel libro: “Perché sta morendo il calcio in Italia, perché i soldi contano più del pallone, perché non si gioca più in strada, perché “deve” giocare il figlio dello sponsor, perché i genitori urlano contro i mister, perché i papà regalano ai figli adolescenti scarpe da calcio da 200 euro, perché se non sei alto 2 metri non vai bene, perché se quello porta 15mila euro di sponsor si deve portare avanti, perché il pallone non è più il primo pensiero, perché il calcio giovanile non può essere solo divertimento, perché la tattica conta più del talento”.
E, aggiungiamo noi, perché esiste così tanta esasperazione da parte di certi “allenatori”, pur certificati, i quali, tra schemi improbabili proposti a bimbi di 7 anni, o diagonali altrettanto improbabili a ragazzini di 13, alla fine portano al risultato di stancare i giovani, che poi abbandonano l’attività. Mola parla invece di sogni, anche in relazione al calcio: “Il sogno non si paga – scrive nel libro – ma nel sottobosco del calcio giovanile, i bambini e i ragazzi sognano e c’è chi pensando male, fa pagare questi sogni”.
Invitando alla riflessione sul sistema calcio, e calcio giovanile in particolare, Mola segnala la presenza di “mister-educatori-istruttori”, che faticano a comunicare con i ragazzi, perché l’unico obiettivo è il perseguimento della vittoria, magari provando a guadagnadarci quattrini, quando invece, statistiche alla mano, su 5mila bambini che iniziano a prendere confidenza con un pallone, soltanto uno arriva nel calcio professionistico.
Ed allora, si chiede Mola, perché negare ai bambini il diritto di sognare e di divertirsi, come ha fatto ad esempio, la generazione dei cinquantenni o dei sessantenni di oggi, con lo stesso Mola che pesca nello scrigno dei ricordi di chi ama questo sport, il mitico pallone arancione, che costava qualche migliaia di lire e si trovava nei negozi di generi alimentari, nelle edicole o nelle cartolibrerie, con il quale giocando in strada, con delimitazioni del campo e delle porte fantasiose, in presenza di vento consentiva di disegnare traiettorie degne dei cartoni animati giapponesi dell’epoca.
270 pagine intrise di sentimenti, emozioni, passione genuina per questo sport, ma anche critiche ad un sistema che coinvolge tutti ai vari livelli e, se vogliamo riportare tutto al presente, ha contribuito a impedire ad un’intera generazione di vedere una partita della nazionale di calcio ai mondiali: è tutto questo il libro presentato alla conviviale Panathlon.
Ma tornando al sogno, “non si paga mai, perché i sogni non si vendono e non si comprano”, dice il giornalista de Il Giorno, che ricorda anche l’esperienza degli oratori, quando le Scuole Calcio come le conosciamo oggi non esistevano, e quanto discutibili siano certi procuratori, che si insinuano già dai Giovanissimi, distraendo adolescenti e alimentando pure le attese di qualche genitore più attento ai soldi, che non alla crescita psicofisica dei figli: “Io in 10 anni di Pergo – commenta il presidente Aschedamini – ho sentito la stessa cosa da parte di genitori, che chiamavano per dire che i figli erano dei fenomeni”.
Nel finale della serata, è intervenuto anche il lodigiano Sergio Pedrazzini, ex presidente del Comitato Regionale Lombardo, ed ancora consigliere federale Figc, delegato per l’area nord della LND: “Occorre scindere divertimento e momento educativo, ma le cose, anche grazie a libri come quello di Giulio Mola possono cambiare. Ed io – conclude Pedrazzini – resto anche per questo”.