Il consiglio ha deliberato: Reindustria va in liquidazione. 'Mission' venuta meno
Il consiglio comunale di Crema ha deciso di liquidare REI. Polemiche sulla sostenibilità economica e la gestione politica della società
Con 15 voti favorevoli (maggioranza) e 7 astenuti (minoranza) il consiglio comunale di Crema ha deliberato la messa in liquidazione di REI Reindustria Innovazione.
Era il primo punto all’ordine del giorno e, prima del voto, il sindaco, Fabio Bergamaschi ha ripercorso la storia di Reindustria, dalla nascita fino alla scelta di dismettere la società partecipata in house REI, in quanto è venuta meno la sua mission.
“Reindustria ha avuto una storia importante – ha esordito il sindaco in consiglio – nasce dalla felice intuizione di rilanciare e reindustrializzare l’area nord della città, dopo l’abbandono dell’ex Olivetti. Risultato conseguito ma, nel corso del tempo, questo territorio si è interrogato sulle nuove configurazioni da dare a questo strumento che si era rivelato utile e prezioso; si è agito nella dimensione della scala provinciale, come Agenzia di sviluppo territoriale; una dimensione, quella provinciale, che ha affrontato alcune fatiche come lo sfilamento del Comune di Casalmaggiore insieme all’uscita della stessa Provincia di Cremona. Questa dimensione provinciale non era ancora pienamente perseguita equando è intervenuta la legge Madia, che ha posto dei parametri stringenti rispetto al raggiungimento del fatturato, (1 mln di euro annuo) che ha reso complicato, per questa società, la possibilità di incidere nello sviluppo delle progettualità.
I soci si sono confrontati in un dibattito serio, come si conviene ad una scelta così importante, tenendo alta l’attenzione su due preoccupazioni fondamentali: la continuità progettuale, che è stata posta in capo alla camera di Commercio, quindi non si perdono competenze e progetti in essere,sul campo e la salvaguardia del personal, quindi la preoccupazione occupazionale.
Un percorso che i soci hanno affrontato con piena coralità prendendo atto delle difficoltà oggettive che il nuovo contesto e l’evoluzione normativa hanno posto in campo e l impossibilità di Reindustria di proseguire proficuamente il suo percorso, venuto meno il ruolo strategico”.
Il comune di Crema ha deliberato la messa in liquidazione come hanno già fatto gli altri soci, attendendo l’orientamento della Camera di Commercio, che ha deliberato nei mesi scorsi.
Di tutt’altro avviso la minoranza consigliare che, più volte in questi anni, ha posto il tema della sostenibilità economica di Reindustria mentre il sindaco Bergamaschi l’aveva sempre difesa. Salvo poi cambiare idea in brevissimo tempo.
“Non è un vero atto amministrativo ma un scelta politica precisa da non minimizzare – ha detto il consigliere della Lega Andrea Bergamaschini- Reindistria era lo strumento in cui il territorio cremasco ha cercato di garantire sviluppo. Le problematiche non erano improvvise, erano già evidenti ma le osservazioni fatte dalla minoranza sulla sostenibilità sono sempre state rifiutate dalla maggioranza. Contraddizione politica che non può essere ignorata. Giravolta improvvisa. Non possiamo condividere il metodo dopo anni di difesa come fosse un modello”.
“La legge Madia non c’è da un giorno – è intervenuta la consigliera di Forza Italia, Laura Zanibelli – E’ una decisione tutta politica. Il primo Comune ad uscire è stato il comune di Cremona con l’8 % della partecipazione. E’ una scelta del PD di Crema e Cremona ma Crema detiene il 33 % e non ha fatto alcuna azione politica per mantenere e sostenere politiche sul territorio di questa realtà di sviluppo. La preoccupazione su Rei non nasce nel 2025 . La difficoltà era emersa da anni ma il sindaco non ha svolto un ruolo di guida. Quando va in liquidazione una società si perde il valore di quella società. Perdiamo dei beni patrimoniali e perdiamo il know out del personale che viene disperso e non rimane sul territori”.
“E’ dalla giunta di Ceravolo, Bruttomesso e Bonaldi che REI era in crisi- le fa eco Simone Beretta consigliere di Noi Moderati- . Noi la sostenibilità di Rei l’abbiamo sempre messa in discussione. Teniamo conto che era l’ unica società provinciale che aveva sede a Crema. Qualcuno ha deciso di liquidarla. La scelta è stata fatta a Cremona. Decisione squisitamente politica che noi abbiamo avallato. La Camera di Commercio si è chiamata fuori perché si è chiamata fuori Cremona, la Provincia poi Crema. Il tema è: perché non ci siamo fermati allora? Perché questa operazione non l’abbiamo decisa insieme? Perché il sindaco ha voluto gestire da solo una partita che non poteva che perdere? E’ evidente una debolezza di questa amministrazione rispetto al comune di Cremona”.
Anche il consigliere di Fratelli di Italia, Giovanni De Grazia insiste: “Già quattro anni fa, nel 2022, le problematiche enunciate adesso dal sindaco erano presenti. Si vuole incolpare Cremona e la Camera di Commercio ma in realtà è stata una scelta tardiva e ci sono delle incongruità non spiegate”.