Cultura e spettacoli

Il recupero dell’archivio sonoro del Corno d’Africa in mostra al San Domenico

Un lavoro collettivo ha recuperato registrazioni di musica tradizionale etiope, restituendo memoria storica e culturale dopo decenni di oblio

Mostra "Novant'anni di silenzio"
Fill-1

È stata inaugurata alla Galleria Arteatro della Fondazione San Domenico, la mostra “Novant’anni di silenzio – Ri-costruire, restituire, riattivare un archivio sonoro del Corno d’Africa”. Il progetto è a cura del Collettivo Andemta, insieme a Gianpaolo Chiriacò, musicologo dell’Università di Innsbruck, e Valentina Fusari, storica dell’Università di Torino.

Al centro dell’esposizione, la ricostruzione di un patrimonio sonoro disperso: oltre 350 registrazioni di musica tradizionale del Corno d’Africa realizzate durante l’occupazione italiana dell’Etiopia (1936-1941) e rimaste per decenni senza una collocazione archivistica.

Grazie a un lavoro collettivo di ricerca, digitalizzazione e catalogazione, è stato possibile recuperare circa l’80% del repertorio originario. Le incisioni, pensate all’epoca per la commercializzazione ma mai distribuite a causa della guerra, sono state rintracciate tra collezioni private e mercati antiquari, poi restaurate, trascritte e tradotte. Il materiale è stato infine restituito alla National Archive and Library Agency, l’archivio nazionale etiopico.

La mostra propone un percorso multisensoriale tra pannelli, contenuti audio e riproduzioni dei 78 giri originali. L’obiettivo è duplice: da un lato rendere nuovamente accessibili le registrazioni, dall’altro offrirne una lettura critica, interrogando il ruolo degli archivi e il legame tra produzione culturale e storia coloniale.

Ad aprire l’inaugurazione è stata Arwen Imperatori Antonucci, consigliera della Fondazione San Domenico con delega ad arte e cultura, che ha sottolineato come il progetto rientri nell’accordo quadro con l’Università di Torino per lo sviluppo di ricerche in ambito etnomusicologico. Un ambito finora poco esplorato dall’istituzione, ma coerente con la sua missione culturale e con l’intento di favorire il dialogo tra diversi linguaggi artistici.

Nel suo intervento, Gianpaolo Chiriacò ha definito l’esposizione “una mostra di dischi senza dischi”, spiegando le difficoltà del lavoro di recupero: materiali fragili, costosi e difficilmente accessibili, spesso custoditi da collezionisti privati. “Siamo riusciti a ricostruire circa 300 registrazioni su 350. Questa è una prima versione della mostra, che sarà allestita anche ad Addis Abeba dall’1 al 10 maggio, con l’obiettivo di restituire all’Etiopia l’intero archivio”, ha dichiarato.

Il percorso espositivo si divide in due sezioni: una storica, dedicata ai linguaggi musicali del Corno d’Africa, e una più immersiva, con strumenti e riflessioni sul significato della restituzione culturale. I visitatori possono accedere ai contenuti audio tramite QR code, parte integrante dell’esperienza.

Valentina Fusari ha infine richiamato il contesto storico della ricerca, soffermandosi anche sul valore simbolico del rituale del caffè etiope, proposto durante l’inaugurazione: un gesto tradizionale che accompagna momenti di incontro e condivisione, articolato in tre fasi, dal gusto più dolce a quello più amaro, a evocare le diverse età della vita.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...