Cronaca
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Morte di Sabrina Beccalli:
Pasini in Appello a novembre

E’ stato fissato al 25 novembre prossimo il processo d’Appello in Corte d’Assise a Brescia per Alessandro Pasini, il 47enne cremasco assolto, il 29 ottobre 2021 dal gup di Cremona, dall’accusa di aver ucciso  Sabrina Beccalli, la 39enne bruciata a Ferragosto del 2020 nella sua Fiat Panda nelle campagne di Vergonzana, a Crema. L’uomo era stato condannato a 6 anni solo per i reati di distruzione di cadavere e incendio e subito scarcerato. “Una sentenza fatta su un racconto surreale”, secondo la procura di Cremona, che aveva chiesto 28 anni di reclusione per omicidio volontario e che è ricorsa in Appello contro l’assoluzione.

Sabrina Beccalli

Nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 2020 l’imputato e la Beccalli si erano incontrati nella casa della ex compagna di Pasini per consumare droga. Secondo l’accusa, il 47enne, probabilmente in seguito ad una lite per delle avances rifiutate, l’aveva uccisa. Poi aveva caricato sulla Fiat Panda il cadavere della vittima, dando fuoco all’automobile per occultare le tracce del delitto. Sempre con l’intento di cancellare le tracce, aveva anche cercato di far saltare in aria l’appartamento di via Porto Franco, tagliando il tubo di conduzione del gas della caldaia, provocando un incendio e causando pericolo per la pubblica incolumità. Circostanza, questa, ammessa dallo stesso Pasini. Ingiustificabile, per il pm il comportamento dell’imputato se la donna fosse davvero morta di overdose. La chiamata della vicina che aveva sentito grida di aiuto, le tracce di sangue trovate nell’appartamento, tutti elementi che per la procura rafforzavano l’ipotesi del delitto.

Non così per la difesa, che ha sostenuto l’insufficienza di elementi per una condanna per omicidio. Tesi accolta dal gup Elisa Mombelli, che ha riscontrato la mancanza di prove della responsabilità dell’imputato in un’indagine “viziata da un clamoroso errore”: il corpo di Sabrina era stato scambiato per la carcassa di un cane e in parte gettato in discarica. 

Dalle condizioni dei resti rimasti non era stato possibile stabilire con esattezza dinamica e cause della morte. Nella perizia del pool di esperti del medico legale Cristina Cattaneo era stato accertato che Sabrina, poche ore di prima di morire, aveva assunto cocaina, ma non era stato possibile stabilire in che quantità. Il team della Cattaneo ha potuto lavorato solo sul 32% dell’intero corpo, bruciato, come accertato dall’esame antropologico sui resti, all’interno della macchina in posizione supina. All’analisi, dunque, mancava gran parte del corpo e anche dello scheletro, cosa che ha impedito di poter ricostruire un quadro preciso sulle cause del decesso.

Pasini è difeso dagli avvocati Paolo Sperolini e Stefania Amato, mentre i famigliari della vittima sono rappresentati dall’avvocato Antonino Andronico.

Sara Pizzorni 

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