Cultura
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Il Panathlon Crema
celebra il rugby cremasco

L’ultima conviviale del Panathlon Club Crema è stata dedicata alla locale squadra di rugby, con il presidente Massimiliano Aschedamini che si è complimentato per l’attività ultraquarantennale del club neroverde presieduto da Giuseppe Bonaldi. “Ringrazio Fabiano Gerevini e il presidente Aschedamini che hanno fortemente voluto questa serata che ci onora e ci permette di raccontare alla città e al territorio la nostra realtà, attiva da 45 anni e, per oltre 30 anni, unica squadra di rugby della provincia” ha detto il presidente Bonaldi, raccontando la sua attività cominciata a 14 anni e conclusa sul campo qualche anno fa, dopo un decennio con la fascia di capitano.

“Il rugby mi ha dato molto, la società mi ha dato molto ed è stato un onore accettare l’elezione da presidente di questa realtà che oggi conta oltre 200 atleti attivi in più di un campionato” ha spiegato l’ex Pilone cremasco. Il rugby Crema è una squadra giovane, con l’età media più bassa di tutto il campionato, capace di cogliere con entusiasmo la sfida del ritorno in campo piazzandosi al quarto posto del campionato di serie C2 ha precisato Silvano Forlani, direttore tecnico e allenatore della prima squadra del Crema Rugby Club 1977, che ha anche descritto lo sforzo organizzativo legato alla volontà di far crescere il settore giovanile ed il mini rugby, senza dimenticare l’attenzione alle scuole. Sono tante le potenzialità del rugby, ancora non completamente conosciute ai più, soprattutto tra i più piccoli ed anche per questo, l’allenatore dell’under 17 Emanuele Tommaseo, ne ha evidenziato l’importanza, per una disciplina sportiva che è strumento di educazione e integrazione dei giovani, ancor più per quelli che vivono situazioni familiari e personali di disagio. Delle difficoltà di fare gruppo durante il lockdown, senza per questo perdere di vista i compagni, come successo invece a diverse squadre in Lombardia, ha parlato nel suo intervento il giovanissimo capitano della prima squadra Filippo Alongi, capace di fare da collante con i compagni accompagnandoli alla ripresa dell’attività appena è stato possibile.

Presente alla serata anche il primo allenatore della squadra di rugby, l’ex pilone della nazionale italiana Ettore Abbiati, che ha ricordato gli esordi del club cremasco: “Non avevamo neanche un campo di allenamento, figuriamoci di gioco. Il nostro primo terreno è stato un campo nella zona dell’attuale parcheggio della buca di via Stazione, poi abbiamo peregrinato in vari campi della città, tutti presi in prestito da altri sport, e spesso in condizioni pessime. Ma ai ragazzi non importava quanto fosse scomodo e pericoloso, perché a loro interessava solo giocare a rugby, fare sport e stare assieme”.

Di particolare emozione gli ultimi due interventi, perché i protagonisti rappresentano il futuro del rugby italiano made in Crema, in quanto giovani partiti da questa realtà, che oggi sono in forza a due squadre del massimo campionato europeo ed italiano, ormai nel giro della nazionale: rispettivamente, Leonard Krumov, seconda linea delle Zebre Rugby Club di Parma e David Odiase, terza linea a Colorno (Pr). “Mi sono innamorato di questo sport, ha raccontato Krumov, nonostante la mia prima partita si sia tenuta in mezzo al fango e alla pioggia. Mi sono sentito a casa, accolto e in famiglia, e da qui, da Crema, è cominciato il percorso per diventare giocatore professionista, realizzando il mio sogno di bambino”. Stesse sensazioni per David Odiase, stella della nazionale Under 20, che ha raccontato la sua storia personale, dalla famiglia di provenienza al rugby come strumento di integrazione, che gli ha permesso di integrarsi nella comunità cremasca e trovare la strada per la sua realizzazione personale e professionale. ig

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