Cronaca
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Morti Covid alla Benefattori,
i parenti: "No all'archiviazione"

Non sono affatto d’accordo con la richiesta di archiviazione della procura di Cremona nell’indagine sulle Rsa, i rappresentanti Comitato Verità e Giustizia per gli ospiti della Fondazione Benefattori Cremaschi, che in un incontro organizzato ieri alla sede dell’Unione Sindacale di Base, al quartiere Castelnuovo a Crema, hanno annunciato iniziative contro le mancate responsabilità nelle morti per sospetto Covid delle otto case di riposo di Cremona e provincia finite sotto indagine nei primi mesi dell’emergenza sanitaria.

Piergiuseppe Bettenzoli, presente alla conferenza insieme ad alcuni parenti delle persone scomparse in quel periodo, sta facendo da portavoce della questione, ed è molto deciso per avere giustizia: “Ci battiamo per ottenere verità e giustizia per le oltre 130 persone decedute di circa 3 mesi (febbraio-aprile 2020). Secondo la Fondazione, la maggior parte dei decessi non sarebbero avvenuti per Covid, ma la realtà è che i tamponi sono stati fatti con notevole ritardo e neanche a tutti gli ospiti, quando ormai i decessi erano numerosi. I pazienti che manifestavano sintomi da Coivd non sono neanche stati isolati, sono stati semplicemente adottati provvedimenti tardivi. Continuiamo a chiedere di essere sentiti dalla Procura della Repubblica perché ciò non possa accadere mai più”.

Otto le richieste di archiviazione per la Fondazione Benefattori Cremaschi Onlus di Crema, l’Azienda Speciale Cremona Solidale di Cremona, la Fondazione Elisabetta Germani Onlus di Cingia dè Botti, l’Azienda Ospedale della Carità di Casalbuttano, la Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro, la Fondazione Ospedale Caimi Onlus di Vailate, la Fondazione Bruno Pari di Ostiano e la Fondazione La Pace Onlus di Cremona.

Il procuratore Roberto Pellicano ha sottolineato le difficoltà,  anche con riguardo alle realtà più critiche, di “attribuire responsabilità a singole persone fisiche all’interno delle varie strutture nel periodo della prima emergenza in cui non c’erano, da parte delle autorità preposte, chiare e specifiche linee guida volte alla predisposizione di adeguati protocolli operativi e all’approvvigionamento di dispositivi di protezione”. Mentre sulle ipotesi di reato di singole lesioni o omicidi colposi, per il procuratore è parso “oltremodo difficile ricondurre i singoli eventi alle condotte poste in essere da parte di individuate persone fisiche in termini di nesso causale. Difatti, in assenza di esami autoptici accertanti la causa della morte, e, comunque, di comprovate certezze scientifiche in ordine alla malattia Covid 19 relative, tra le altre, a modalità e facilità di contagio, evoluzione della patologia, possibilità di attuazione di attività terapeutiche o assistenziali e relativi effetti salvavita, risulta eccezionalmente arduo collegare oggettivamente condotta ed evento secondo la regola del giudizio contro fattuale”.

Per quanto riguarda in modo particolare il caso della Fondazione Benefattori Cremaschi, il procuratore ha evidenziato che “l’approvvigionamento di dispositivi da parte dei responsabili della struttura pare essere stato celere: lo stesso è avvenuto, oltre che dai fornitori, anche mediante l’attivazione di canali alternativi i quali, tuttavia, non sono comunque risultati idonei a garantire un’adeguata fornitura”. Dopo il 21 febbraio 2020 la struttura ha inibito immediatamente l’accesso ai parenti ed ai visitatori, “senza tuttavia provvedere al monitoraggio clinico degli anziani.

Nonostante la presenza in struttura di un protocollo per la sorveglianza e la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e strategie vaccinali aggiornato al 12 febbraio 2020, non era stata, in un primo momento, messa in atto alcuna attività preventiva nei confronti degli ospiti con sintomatologie sospette. Successivamente, in data 8.3.2020, il protocollo citato è stato implementato mediante introduzione della ‘gestione dell’ospite in isolamento per malattie infettive’; la Rsa, pertanto, ha iniziato ad attuare, in quel frangente, l’isolamento degli ospiti nelle proprie camere, considerandoli tutti quali sospetti Covid”.

Nel marzo 2020 la Benefattori informalmente ha attuato il Protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro”, poi formalmente redatto il 27 aprile 2020 con il quale ha dato informazione e formazione ai propri dipendenti circa le disposizioni dell’autorità sanitaria per il contenimento del rischio biologico. Solo successivamente, sono state date idonee indicazioni e protocolli in ordine all’ingresso in azienda, alla misurazione della temperatura corporea, al monitoraggio di eventuali sintomi influenzali, all’allontanamento dal lavoro in ipotesi di caso sospetto, oltre che a misure circa la vestizione e svestizione dei propri operatori”.

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