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Basta PGT sotto
ogni campanile

da Agostino Alloni - ex consigliere regionale del Pd

Poco più di un mese fa il Consiglio regionale lombardo ha bocciato una proposta di ordine del giorno presentata dal cremasco Matteo Piloni. (A questo link trovate tutto l’ordine del giorno) Cosa proponeva il “nostro” consigliere? Chiedeva alla Giunta di favorire, incentivare, anche con “premi finanziari”, la Pianificazione sovracomunale o di “Area Vasta”, cominciando dai comuni sotto i 5000 abitanti che decidessero di mettersi insieme per programmare il proprio futuro urbanistico e territoriale.

In soldoni significa che il Pgt (Piano di governo del territorio) non riguardi solo la singola municipalità, ma un insieme di cinque, dieci o più comuni associati. La differenza? Sostanziale in chiave di programmazione e, soprattutto, di risparmio di territorio con una drastica riduzione del consumo di suolo. Perché? Perché diversamente da quello che è successo fino ad oggi e che, purtroppo, ancora succede, ci potrà essere una sola area industriale, commerciale, direzionale non sotto ogni campanile, ma per un territorio molto più vasto.
Una programmazione che non si fermi ai singoli territori comunali (non ha più senso!!) ma che metta insieme una logica di collaborazione e sviluppo sostenibile, e, perché no, di solidarietà. Non solo, ma anche le aree residenziali vanno pensate tra più municipalità in una logica sovracomunale.
Naturalmente la giunta Fontana non è neppure entrata nel merito della proposta. E l’ha bocciata. Purtroppo. Nonostante la Lombardia sia in assoluto la Regione italiana che ha sprecato e continua a farlo, la maggiore quantità di territorio agricolo.

Cremasco: Area Vasta o Area Omogenea?

No. Non è la stessa cosa.

L’Area Omogenea Cremasca è stata formalmente istituita dal consiglio provinciale nel 2016, in base allo statuto della stessa Provincia. E’ formata dai 48 sindaci (comuni) cremaschi ed è coordinata da uno di loro, che adesso è il Sindaco di Casaletto Ceredano. Ma, leggendo lo statuto, tale organismo è considerato poco più di una “consulta”. Cos’è una consulta? Il vocabolario riporta che la consulta è “una riunione collegiale per consultarsi intorno a una deliberazione da prendere”. Ed è quello che fanno ora i sindaci cremaschi. Anche perché la “nostra” Area Omogenea non ha neppure un Regolamento di funzionamento (previsto ma mai discusso) e neppure la formalità costitutiva che, sempre lo statuto, prevede debba essere approvata dalla Assemblea di tutti i Sindaci della Provincia: mai convocata. Perché? Chiaro, perché le altre Aree Omogenee della Provincia (Cremona, Casalasco, Soresinese e Terre di Mezzo) non sono interessate.

E allora occorre che il Cremasco, che i sindaci e la politica cremasca, sviluppino un Progetto che preveda la costituzione della cosiddetta Area Vasta, che, geograficamente, mette insieme gli stessi territori. Ma che, in prospettiva, guardi anche al territorio lodigiano e a quello attorno a Treviglio.

Se la riforma costituzionale del governo Renzi, che io ho sostenuto, fosse andata in porto, oggi al posto delle province ci sarebbero state le Aree Vaste (non i Cantoni che voleva fare l’ex presidente delle regione Lombardia, Maroni). E il Cremasco avrebbe avuto titolo di rivendicarne l’autonomia costitutiva; perché, lo ripeto qui, noi con l’unione tra Cremona e Mantova non abbiamo nulla di che spartire.

Prima o dopo il Parlamento dovrà metterci una pezza: le Province non possono stare nel limbo in cui si trovano oggi. Le “vecchie” Province comunque non hanno più senso; indietro non si può tornare. E allora, in attesa della nuova legge ci si muova, a partire dai sindaci, per costituire l’Area Vasta del Cremasco.

Insieme alla Valle Camonica, il Cremasco è l’unico territorio lombardo che ha le stesse caratteristiche di omogeneità e di autonomia intra provinciale. L’Area Vasta non è una piccola Provincia ma una realtà territoriale omogenea dal punto di vista geografico, socio-economico e culturale che si è consolidata nei secoli, che esprime una volontà di coordinamento amministrativo autonomo. Dagli anni 60 fino ai nostri giorni il Cremasco ha costituito consorzi per la definizione di strategie condivise o per la gestione di servizi specifici, fino ad arrivare a creare vere e proprie aziende pubbliche.

Da dove cominciare?

Si parta da una sorta di Piano Territoriale, mettendo insieme pianificazione urbanistica e Sviluppo economico. Una specie di “Patto per lo Sviluppo”, insieme a tutti i portatori di interesse cremaschi. Definendo le priorità infrastrutturali. Sviluppando un Progetto di “Distretto” che coniughi bellezza ed economia. Alimentando una competitività del nostro territorio con uno spirito positivo, assecondando le nostre specificità, con lo scopo di far crescere insieme al nostro anche le aree contigue. La “vecchia” Scrp non c’é più. Ora lo strumento per sostenere servizi e progetti condivisi si chiama Consorzio.It. Occorre che la “Nuova” azienda pubblica ritorni a rappresentare tutti i 48 sindaci del nostro territorio, rinsaldando obiettivi e strategie di sviluppo.

Il prossimo sindaco di Crema, che spero sia Fabio Bergamaschi, crei un Assessorato specifico che curi la realizzazione dell’Area Vasta del cremasco.

 

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