Cronaca
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Morena, malata di sclerosi, uccisa
con la stampella? In aula il marito

Con i primi testimoni si è aperto questa mattina in Corte d’Assise il processo per omicidio a carico di Eugenio Zanoncelli, 57 anni, operaio, accusato di aver ucciso la moglie Morena Designati, 49 anni, la sera del 24 giugno del 2020 nella loro villetta in via De Nicola a Palazzo Pignano. Presente l’imputato, in carcere da 15 mesi, accompagnato in tribunale dagli agenti della polizia penitenziaria e fatto accomodare accanto al suo legale, l’avvocato Maria Laura Quaini.

La Corte è composta dal presidente del tribunale Anna di Martino, affiancata dal collega togato Francesco Sora e da sei giudici popolari, quattro donne e due uomini. A sostenere l’accusa, il pm Milda Milli. I tre fratelli di Morena e la mamma sono parte civile attraverso l’avvocato Alessandro Porchera, così come il fratello dell’imputato, assistito dall’avvocato Annalisa Bortolini, e il figlio di 13 anni della coppia, quest’ultimo rappresentato dall’avvocato Micol Parati e dalla collega Maria Luisa Crotti come curatore speciale.

Secondo l’accusa, Morena Designati, affetta dal 2015 da sclerosi multipla, sarebbe stata colpita dal marito con uno schiaffo in volto e con un colpo di stampella: mandibola e costole fratturate. La donna era morta in seguito a shock settico. A chiamare i carabinieri di Crema, alle 22,10 del 24 giugno, era stato Roberto Zanoncelli. Il fratello Eugenio, che poi si darà alla fuga, si era presentato nella sua abitazione di Rivolta d’Adda, consegnandogli il nipote e il cellulare e dicendogli di aver ucciso la moglie.

In aula è stata sentita la testimonianza del maggiore Piermarco Borettaz, del Nucleo investigativo dei carabinieri di Cremona, che ha parlato delle ricerche effettuate dai militari su tutto il territorio, terminate poche ore dopo al confine tra la bergamasca e Rivolta d’Adda, dove Zanoncelli, a bordo della sua Volvo, era stato rintracciato e fermato. L’uomo era stato interrogato e sottoposto a fermo.

Nell’abitazione di Palazzo Pignano il cadavere della moglie era stato trovato senza vestiti con addosso due coperte, una blu e una rossa. “Le stampelle della donna”, come ha ricordato il maggiore, “sono state trovate successivamente nel garage su indicazione dello stesso imputato”. Il testimone ha poi ricostruito il quadro familiare: la vittima non lavorava più da dieci anni, mentre il marito ha sempre lavorato alla Bosch di Offanengo. “Giorni prima, però”, ha ricordato il maggiore, “Zanoncelli si era licenziato dicendo che aveva problemi a casa”. Durante le indagini erano stati sentiti anche i parenti e le colleghe di lavoro della vittima. “Il quadro emerso”, ha spiegato il maggiore Borettaz, “era di una situazione di isolamento forzato da parte del marito. Anche i parenti avevano difficoltà a vedere la Designati. Alcuni colleghi della donna hanno poi raccontato di aver visto lividi sul corpo della vittima”.

A processo è stato sentito anche il maresciallo Fulvio Colasante, del Norm della Compagnia dei carabinieri di Cremona, che aveva effettuato il sopralluogo all’interno dell’abitazione. “Il cadavere si trovava sul pavimento del salotto tra il divano e un mobile. Non c’era nulla fuori posto, tutto è stato trovato ordinato”. Il maresciallo ha parlato di ecchimosi sul volto della donna, di un livido sulla bocca, di un rigonfiamento da trauma sul volto e di due lesioni sulla fronte.

Sulla scena erano intervenuti anche gli specialisti del Ris di Parma. Sulle due stampelle di metallo trovate in garage, come ha riferito il maresciallo maggiore Massimiliano Stabile, erano state trovate tracce di sangue. Su una, in particolare, sangue nella parte inferiore e materiale biologico sull’impugnatura, mentre nell’altra sangue vicino al manico e sullo snodo. “Quanto è stato trovato,” secondo l’esperto, “è compatibile con un utilizzo al fine di colpire”.

Al termine delle questioni preliminari e delle tre prime testimonianze, la Corte ha fissato altre tre date di udienza. Lunedì prossimo saranno sentiti il medico legale Margherita Fornaciari, il medico curante della vittima, i parenti e il fratello dell’imputato. Lunedì 18, invece, si concluderanno i testimoni del pm e si comincerà con quelli della parte civile, oltre ai consulenti tecnici.  Lunedì 25 ottobre, infine, i testimoni della difesa e l’esame dell’imputato. Complessivamente 24 i testimoni, compresi quelli di oggi, che saranno chiamati a deporre. Il figlio minore della coppia è stato escluso, essendo già stato sentito nell’incidente probatorio del 6 novembre del 2020. Il ragazzino è stato affidato allo zio.

Sara Pizzorni

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