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Lettera aperta al sindaco su
Luoghi del Cuore, e non solo

da Valerio Ferrari e Annalisa Doneda - Fai Crema

Gentilissima dottoressa Bonaldi,

la Delegazione FAI di Crema, dopo averne ampiamente discusso nel proprio ambito, ritiene utile riprendere, tramite la presente, il dialogo relativo ad alcune tematiche inerenti al verde pubblico, urbano e periurbano, quale contributo di idee a favore della gestione e della costruzione di un ambiente cittadino rispondente il più possibile alle esigenze della popolazione e del momento storico attuale.

Ribadendo le valutazioni a suo tempo espresse e presentate all’Amministrazione comunale circa l’importanza della tutela, del restauro e della valorizzazione dei Giardini pubblici di Porta Serio, che si sono meritati il primo posto in ambito regionale, per la loro categoria, quale “Luogo del Cuore” FAI 2020, grazie ai 4.654 voti ricevuti, si vuole di nuovo raccomandare un’attenzione speciale per tale ragguardevole e prezioso monumento verde, che costituisce senza dubbio uno degli spazi di maggior valore nel contesto urbano, già fatto oggetto di una pubblica e partecipata conferenza nell’ambito della rassegna de “Il Sabato del Museo 2019”, nonché di una recente ricognizione mirata a documentare lo stato e le condizioni attuali del patrimonio arboreo, con qualche proposta di intervento.

Per tali motivi questa Delegazione FAI rinnova l’esortazione a interrompere e scoraggiare nell’area dei Giardini pubblici di Porta Serio iniziative pubbliche o private di pesante impatto e di particolare pregiudizio, anche se non di immediata percepibilità, riguardo al buono stato di salute di un parco storico, mentre ritiene meglio confacente proporre in questa cornice lo svolgimento di piccole rassegne (presentazioni di libri, cicli di saggi/concerto di allievi delle scuole di musica cittadine, racconti di storie o di fiabe, attività di educazione ambientale e di sensibilizzazione della cittadinanza alla cultura del verde, percorsi di illustrazione botanica o d’altro tema, con il coinvolgimento delle scuole, o altre analoghe iniziative da valutare). Il supporto di qualche possibile sponsor consentirebbe, a tale proposito, di equipaggiare un settore di giardino con una minima ed essenziale attrezzatura (atta a consentire l’illuminazione, la predisposizione di allacci audio ecc.) per tenere vivo il parco quando le condizioni meteo lo consentano, sempre concordando gli interventi con la Soprintendenza ABAP di Cremona Lodi e Mantova, anche stipulando con la stessa un protocollo d’intesa o altro genere di convenzione con cui definire le consuetudinarie forme di funzione e di fruizione ammissibili senza ulteriori autorizzazioni specifiche.

A fronte dell’attenzione ultimamente puntata, anche da parte dell’opinione pubblica, sul Parco Bonaldi, altra storica architettura vegetale di derivazione privata ed ora di proprietà comunale, si propone che le buone pratiche già suggerite per i Giardini di Porta Serio siano estese a questo e agli altri parchi cittadini. Come già segnalato dal Comitato per la sua salvaguardia, il Parco Bonaldi mostra una dotazione arborea di grande impatto visivo ed emotivo, con esemplari di notevole età e dimensione, in buona parte già annoverati tra gli alberi monumentali della Lombardia. Sulla base di documentazione d’archivio in fase di raccolta, si ritiene possibile ricostruirne la genesi, potendo così assommare alla dotazione verde cittadina un altro importante elemento di elevato valore storico, paesaggistico e monumentale.

Sarà necessario, pertanto, correggere i più o meno recenti interventi poco consoni all’impianto romantico del parco, se non addirittura in stridente contrasto (come, ad es. i tappeti elastici), provvedendo poi a un progressivo restauro degli elementi costruiti (cappelletta, belvedere, ex gazebo, grotta, nicchia etc.), mettendo in sicurezza la collinetta, riformando o eliminando il laghetto in cemento, il ponticello ammalorato e impraticabile e così via, sulla base di un dettagliato progetto concordato con la medesima Soprintendenza ABAP, poiché anche il Parco Bonaldi, in quanto bene storico appartenente al Comune, la cui esecuzione risale ben oltre i settant’anni, dev’essere considerato un bene culturale e paesaggistico ai sensi del Dlgs. n. 42/2004. Anche in questo caso si potrà eventualmente pensare alla ricerca di uno o più sponsor, nell’ambito di una campagna di adozione del parco storico.

Riguardo al restante verde pubblico urbano, più o meno diffuso e ripartito tra viali, vie alberate, altri giardini e rimanenti aree verdi, mentre si plaude al censimento e al monitoraggio portato a termine, che finalmente restituisce un’immagine reale e concreta del patrimonio arboreo cittadino e del suo stato di salute, che va a soddisfare, seppur parzialmente, anche alcune prescrizioni di legge (cfr. L. n. 10/2013; art. 3bis L. 113/1992; art. 40 dlgs. 33/2013, ecc. senza dimenticare l’obbligo di rispetto della parte di legge 10/2013 relativa all’impianto di un albero per ogni nuovo nato, finora in gran parte disatteso), si deve osservare che, dai dati emersi, la proporzione tra verde pubblico e popolazione cittadina risulta in ogni caso molto bassa e altrettanto esigua rimane la disponibilità di verde pubblico pro capite, con un’evidente prevalenza di verde attrezzato o di arredo rispetto al verde storico.

A tale proposito anche le superfici verdi degli ex Stalloni devono essere considerate una straordinaria risorsa per la città, e non possono in alcun modo essere sacrificate ad altre destinazioni, sostituendole con banali aree attrezzate per far fronte a problemi contingenti che andrebbero forse meglio inquadrati in strategie globali più adatte a risolvere questioni di carattere più complesso e di lungo periodo.

Per tali motivi sembra necessario attirare l’attenzione dell’Amministrazione comunale sull’urgenza non solo di conservare ogni pur minima area o dotazione verde cittadina, pubblica e

privata, già di per sé modesta e carente rispetto all’auspicabile soddisfacente equilibrio ambientale urbano, ma di mettere in campo ogni sforzo per mantenerla in efficienza e incrementarla quanto più possibile.

Ciò conduce a riconsiderare con diverso spirito e con maggior lungimiranza ogni progetto riguardante le nuove urbanizzazioni, la loro sempre troppo elevata densità edilizia, priva di adeguate interposizioni verdi di conveniente respiro. In tale ottica anche il ventilato progetto di un nuovo asilo nido nel Parchetto esistente tra via Desti e via IV Novembre induce questa Delegazione FAI di Crema a esprime gravi riserve in merito, al di là della poco felice adiacenza del luogo ad un’arteria di rilevante traffico automobilistico.

Se all’interno del tessuto urbano delimitato dall’antica cerchia delle mura venete non rimane che il piccolissimo Parco Chiappa a rappresentare la dotazione verde pubblica liberamente fruibile, anche le aree immediatamente esterne non offrono che circoscritti spazi. Sotto questo profilo le due aree più prossime al centro storico, ossia i Giardini pubblici di Porta Serio e il Campo di Marte, pur nella loro importanza, rappresentano modeste superfici verdi, certamente insufficienti a colmare il carente rapporto abitanti/verde pubblico cittadino che, anche sommando le restanti aree verdi pubbliche meno prossime al centro storico, rimane in ogni caso troppo esiguo.

Tale problematica è rimasta uno degli ultimi argomenti presi in considerazione dalle diverse amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi decenni, senza mai potervi scorgere un convinto e decisivo impegno di largo respiro. Ma ora, più che mai, anche questo aspetto ‒ insieme alla sempre più urgente tutela dell’ambiente, considerato in modo olistico nel suo complesso e articolato insieme, fatto di aria, acqua, suolo, vegetazione, flora e fauna, uomo compreso ‒ è divenuto fondamentale e fatto oggetto, non solo di maggior attenzione da parte della popolazione, ma anche di una maggiore e impellente richiesta, che si deve tradurre nell’offerta di ampi spazi di territorio di elevato valore qualitativo e compositivo, che corrisponda agli indispensabili parametri della diversità biologica.

Il Plis (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) del Moso di Crema potrebbe giungere in aiuto, sotto questo profilo. Purtroppo, pur essendo stato istituito sin dal 2009, con il Comune di Crema come capofila e sede amministrativa, la sua promozione, la sua pianificazione gestionale, il suo incremento sotto il profilo dell’equipaggiamento arboreo-arbustivo, la sua cura generale, insomma, sono argomenti mai apparsi in modo serio e costruttivo nei programmi amministrativi dalla sua nascita a questa parte. Ma diverse altre potrebbero essere le opportunità areali da sviluppare, allestire adeguatamente e rendere fruibili, secondo le diverse e più opportune modalità, da parte della popolazione (area Pierina, ex cava Alberti, ad esempio).

Salvaguardare le poche aree verdi rimaste nella fascia circostante la città dovrebbe divenire uno tra gli impegni improrogabili. Si tratta di aree sempre più preziose, da considerare come una

risorsa straordinaria per il benessere fisico e mentale della cittadinanza. Perderle ora vorrebbe dire perderle per sempre.

La Delegazione di Crema del FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano da anni mette in campo ogni sua energia per diffondere questo genere di consapevolezze tra la cittadinanza e nelle scuole, sollecitando periodicamente le amministrazioni comunali a considerare con attenzione le tematiche appena illustrate.

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