Cronaca
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Anche Caritas Crema nel
progetto "corridoi umanitari"

Anche Caritas Crema tra le 8 realtà diocesane e un centro valdese che hanno accolto i 45 profughi, tra i quali 22 bambini, arrivati mercoledì mattina all’aeroporto di Fiumicino dal Niger, ma di diverse nazionalità africane.

Il loro ingresso in Italia è reso possibile dal Protocollo d’intesa tra lo Stato italiano e la Conferenza Episcopale Italiana, che organizza e finanzia attraverso la Caritas i corridoi umanitari. Progetto che da alcuni anni ha permesso l’arrivo in modo ordinato e sicuro a migliaia di richiedenti asilo in condizioni di vulnerabilità, individuati nei campi profughi di Etiopia, Sudan, Giordania e Niger.

“Ho provato un’emozione fortissima – riferisce Fabrizio Motta, referente dell’area immigrazione di Caritas Crema – vedere, al momento dell’incontro nell’hangar a Fiumicino riservato al loro arrivo, la felicità incontenibile di tutti, adulti e bambini, per essere giunti in un luogo sicuro.”

“I sette accolti da noi – aggiunge – c’è una famiglia somala composta da due genitori di 20 e 22 anni, con due bimbi di 1 anno e di 2 anni e mezzo, due giovani provenienti dal Ciad e uno dal Camerun, tra i 25 e i 30 anni; tutti con alle spalle storie durissime e drammatiche, che li hanno costretti a fuggire dai rispettivi Paesi e a tentare più volte di attraversare il deserto e poi il mare, senza riuscirci.”

Espletate le procedure burocratiche, tra cui un ulteriore tampone che ha evidenziato la negatività del gruppo rispetto al Covid, insieme hanno preso il Freccia Rossa alla volta di Milano, dove li attendevano alcuni operatori Caritas per accompagnarli in città.

Qui hanno trovato alloggio in due appartamenti e saranno “adottati” da 25 volontari – tra cui alcune giovani famiglie, adulti e giovani – dell’Unità pastorale San Giacomo-San Bartolomeo, che si sono preparati a questo compito attraverso un percorso di formazione iniziato a metà aprile scorso. Nel quale, fa osservare Fabrizio, “al di là di un’informativa sul progetto corridoi umanitari è stata approfondita la conoscenza di tutti gli aspetti legali connessi al soggiorno di stranieri in Italia e si sono affrontate preoccupazioni e prospettive rispetto all’esperienza del tutto nuova a cui si stavano accingendo”.

Il gruppo s’è inoltre occupato degli aspetti organizzativi concreti: sistemazione degli appartamenti, approvvigionamento dei beni di prima necessità adeguati alle rispettive abitudini alimentari, predisporre il momento della prima accoglienza.

“Come previsto dagli accordi con il Governo in materia di corridoi umanitari – aggiunge – i sette dovranno ora attenersi a una quarantena di 14 giorni. Per questo la presentazione alla comunità è fissata per domenica 18 luglio, dopo la celebrazione della Santa Messa delle ore 11 dell’Unità pastorale, nel cortile dell’oratorio di San Bartolomeo.”

“Queste persone arrivate in Italia con i corridoi umanitari – sottolinea il direttore Claudio Dagheti – non hanno storie molto diverte rispetto agli oltre 600 accolti dalla nostra Caritas dal 2011 a oggi, ma sono la dimostrazione che è possibile migrare senza dover mettere a rischio la propria vita, senza passare dall’inferno libico e senza alimentare mafie e trafficanti.”

“È molto positivo che i Vescovi abbiano deciso di avviare e sostenere questa progettualità, che consente di dare opportunità concrete di un futuro migliore in modo sicuro e nella completa legalità. La speranza – conclude – è che tutti i governi scelgano i corridoi umanitari come strumento privilegiato per la gestione dei flussi migratori”.

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