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Case popolari: la Lega abbandona
commercianti e ristoratori

da Matteo Piloni - consigliere regionale Pd

Egr. Direttore, la Lega abbandona a se stessi i lavoratori del commercio e della ristorazione caduti in povertà per la pandemia. E’ quanto avvenuto in considerazione alle modifiche della legge regionale sull’edilizia abitativa votate martedì in consiglio regionale e approvate da Lega e Fratelli d’Italia, che governano la Regione Lombardia.
Da parte nostra, avevamo chiesto di cancellare le quote del 20% per gli indigenti, per dare maggiori possibilità e priorità di avere una casa alle famiglie che sono scivolate nell’indigenza a causa della pandemia. Penso ai tantissimi lavoratori del commercio, della ristorazione degli alberghi. Molti di loro rischiano di essere sfrattati perché non possono più pagare l’affitto. Questo senza contare che si troveranno in crisi anche i loro proprietari di casa che contavano sul canone di locazione magari per pagare la rata del mutuo. La Lega ha voltato loro le spalle. Accecata dalla paura che le case potessero essere assegnate a extracomunitari, ha abbandonato al loro destino migliaia di famiglie italiane in seria difficoltà.
Per fortuna il voto è stato favorevole al nostro emendamento che chiedeva di garantire alloggi ad hoc per i disabili. Almeno a loro la Lega non ha avuto il coraggio di negare la possibilità di avere una casa e ha accettato di impegnarsi a trovare le risorse per la ristrutturazione di alloggi a loro dedicati, anche se non ha voluto quantificare la cifra.
Sono state inoltre bloccate le lettere di decadenza arrivate a tutti coloro, e parliamo di migliaia di famiglie in Lombardia e quasi tutti anziani, che vivono negli alloggi popolari e che per la Regione sono diventate troppo ricche per restarvi, perché hanno ricevuto la liquidazione, persone che pagano canoni dai settecento ai mille euro al mese. Per loro l’impegno è quello di rivedere le fasce di reddito nella revisione del regolamento.

E’ bene che i cittadini conoscano nel merito le scelte che vengono prese in regione Lombardia dove, troppe volte, alle parole non corrispondono i fatti.

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