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Scuola, gli studenti
della Consulta: 'Fateci
sedere ai tavoli decisionali'

Dopo gli studenti del collettivo il Megafono, anche la Consulta Provinciale Studentesca di Cremona ha voluto prendere parola sul dibattito relativo al rientro in presenza per gli studenti delle scuole superiori. E che fa una richiesta ben precisa: “lasciateci dire la nostra”.

I 33 membri del gruppo, che rappresentano i circa 16mila studenti del territorio, vogliono sedersi ai tavoli di discussione. Perché le idee su cosa fare non mancano.

Quella degli studenti è quindi una presa di posizione netta: la volontà di tornare sui banchi. !Siamo per riaprire le scuole, perché la scuola è il fulcro della nostra società, della nostra cultura e soprattutto del nostro futuro” scrive la consulta in una nota.

“Gli studenti, per un anno intero, si sono adeguati alle disposizioni di volta in volta vigenti ed hanno accantonato le loro passioni, i loro interessi e gran parte dei loro sogni per ‘il bene comune’. Tuttavia, quelle che prima risultavano essere delle rinunce accettabili, si stanno trasformando ora in ostacoli e svantaggi che noi studenti pagheremo a caro prezzo” si legge in una nota.

“Crediamo ci sia voglia, anzitutto, di ricongiungimento tra gli studenti: il solipsismo necessario, in situazioni come questa, deve, talvolta, lasciar anche spazio al Noi solidale, come la Costituzione prescrive

Nessuno auspica, ovviamente, un ritorno a scuola in assenza delle condizioni necessarie alla vita associata, ma, il fatto che, dopo un anno di tempo utile per adeguare il sistema scolastico alla situazione emergenziale, non sia garantita la sicurezza, non  colpa di studenti, professori o dirigenti scolastici e non crediamo sia giusto che le conseguenze di ciò debbano ricadere su di loro.

Perché dobbiamo essere noi a rimetterci? Dopo milioni di euro di denaro pubblico scialacquati in opere ed investimenti inutili al Sistema Scuola, perché non c’è stata la volontà di migliorare davvero, per esempio, la rete dei trasporti pubblici?

Si rende necessaria una rivoluzione della didattica per il periodo di DaD che gli studenti dovranno ancora affrontare: ad esempio, forse ad oggi è insufficiente una valutazione che si basi esclusivamente sulla media aritmetica. Pensiamo di dover ricordare agli insegnanti che, prima di essere studenti, siamo esseri umani, provati, come loro, sia fisicamente, dagli schermi che siamo costretti a guardare per tante ore quasi senza pause, sia psicologicamente, dalla costante mancanza di contatto sociale.

Secondo noi è ingiusto che, dopo un anno di lavoro e sacrifici, non vi siano le certezze di cui la comunità scolastica necessita: è essenziale trovare nuove forme, nuovi metodi, per vivere la scuola nella maniera più serena possibile, tenendo presente che il settore dell’istruzione è l’ultimo, non il primo, a dover sacrificarsi, perché, se non vi è istruzione, non vi è nemmeno una comunità consapevole della gravità della situazione pandemica e proiettata verso le sfide del Domani.

La scuola dovrebbe essere in prima linea nel rendere cittadini attivi e pronti ad affrontare una situazione storica simile, perché, se nel breve termine siamo trattati solo una voce di spesa sulla quale devono prevalere gli impellenti bisogni economici, nel lungo periodo sono i giovani che frequentano l’ambiente scolastico ad essere il futuro di questo Paese.

Misure economiche di breve respiro non sono più importanti del futuro. Ci auguriamo, quindi, che si possa rientrare in presenza il prima possibile, ma chiediamo, anche, che venga fatto nel rispetto della salute dei ragazzi e delle ragazze.

Siamo pronti a metterci in gioco per organizzare un rientro sicuro, così come ci siamo messi a disposizione per fornire il nostro parere ai tavoli di lavoro provinciali, anche se con scarsi risultati.

È doveroso dar voce agli studenti, perché siamo noi i protagonisti della scuola: non possiamo pensare di rimanere ai margini di una realtà che deve contribuire a farci crescere a 360 gradi!

La scuola deve fornire le conoscenze ma anche la capacità di gestire le situazioni che incontreremo nella nostra vita da adulti. Se siamo in grado di sostenere la nostra Maturità e gli impegni di studio, saremo sicuramente in grado di dare il nostro contributo attivo nelle decisioni che riguardano il mondo dell’istruzione, che è quello che viviamo quotidianamente.

Vogliamo che ci venga attribuita la giusta importanza. La situazione pandemica ci ha messo davanti agli occhi anni di cattiva gestione del sistema scolastico:è ora di smetterla di strumentalizzare la scuola per scopi politici, vogliamo essere ascoltati concretamente.

In questi giorni, la Consulta Provinciale degli Studenti sta intervenendo attivamente a supporto dei singoli rappresentanti d’istituto e si è adoperata anche per promuovere iniziative di carattere culturale.

Come la Consulta anche molti enti ed istituzioni, come l’Ufficio Scolastico Territoriale e la Prefettura, stanno lavorando intensamente per alleggerire il gravoso peso sulle spalle degli studenti, ma, per “riveder le stelle”, è necessaria quella consapevolezza che solo una scuola veramente partecipata ed in presenza può dare ai ragazzi.

Riteniamo che sia necessario prima mostrare dei risultati e poi far parlare di noi, ma la situazione sta diventando insostenibile. Stiamo lavorando intensamente, come sempre, a delle soluzioni per una didattica adeguata per tutti e possibilmente “in presenza” e per garantire le regolari iniziative ed attività della CPS, ma, se non viene dato valore alla voce dei 33 eletti in Consulta, che rappresenta quella dei 16.000 studenti della nostra provincia, si rischia di vanificare tutto il nostro impegno e di disattendere le aspettative che chi frequenta la scuola ripone nel futuro.

Nella speranza che questa emergenza rientri, ribadiamo la nostra disponibilità al confronto ed alla collaborazione, al fine di poter garantire a migliaia di studenti e alle loro famiglie il trattamento di livello che meritano”.

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