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Banche, nodi fusioni e
digitalizzazione. In provincia
a rischio almeno 7 filiali

Foto di repertorio - Sessa

Due importanti fusioni nel settore bancario, una già andata in porto, l’altra di là da venire. Nel 2020 sono convolate a nozze Ubi Banca e Banca Intesa. Nel 2021 saranno coinvolte in un processo di aggregazione, ancora non si sa tuittavia in quale forma, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, ma anche Popolare dell’Emilia-Romagna e Banco Bpm.

A livello nazionale, quindi, il settore si sta muovendo con operazioni che coinvolgono i principali istituti di credito secondo quanto previsto della direttive della banca centrale europea e della Banca d’Italia.

Processi che naturalmente coinvolgono anche la provincia di Cremona, come spiega Marco Arisi, segretario provinciale del sindacato FABI: “Avrà come obiettivo quello di ridurre i costi e di conseguenza del personale. Non abbiamo dei dati certi circa il ridimensionamento complessivo delle filiali, ma sicuramente 7 di Banco Bpm verranno chiuse e i lavoratori ricollocati”. Ma, allargando il quadro, con ongi probabilità non sarà l’unico Istituto ad esserne interessato.

Un piano industriale, in ogni caso, per quanto riguarda la fusione Ubi-Intesa, ancora non c’è, ma “le sovrapposizioni sono certe e probabilmente interesseranno anche il Cremonese”, secondo Arisi.

Attualmente sul territorio provinciale, sono attive 214 filiali: le più presenti sono proprio quelle del banco Bpm (48), seguito da Credit Agricole (26) e Intesa Sanpaolo (22), cui dovrebbero aggiungersi le 6 di Ubi Banca.

Cremona, con le sue 46 filiali, è il centro con il maggior numero di sportelli, seguita da Crema (29), Casalmaggiore (10), Pizzighettone e Soncino (entrambe 7).

Per fare un raffronto con territori simili, Mantova conta 253 filiali, Pavia 249 e Lodi 123.

“Sicuramente – aggiunge il segretario provinciale della Fisac-Cgil Vincenzo Saporita -, in generale permangono delle preoccupazioni sugli accorpamenti e sulle fusioni in corso e paventate perché potrebbe esserci del personale in eccesso, per cui i timori ci sono anche se finora, attraverso il fondo di solidarietà, sono sempre stati gestiti bene”.

Esuberi che dovrebbero essere dunque gestiti con alcuni prepensionamenti che non andrebbero a pesare sull’Inps, grazie proprio al Fondo dei bancari che in circa 20 anni ha assistito circa 75mila addetti.

L’altro tema sul tavolo riguarda la tendenza verso una sempre maggiore digitalizzazione. A tal proposito è stata istituita una cabina di regia ad hoc, anche perché i sindacati “sono molto interessati a vedere le modalità di approccio e la creazione di nuove figure” con un’attenzione “alle ricadute sotto il profilo occupazionale”.

Anche in questo caso “le preoccupazioni continuano a persistere”, specialmente se si considera che una buona parte della popolazione, quella degli over 65 che oscilla tra il 30 e il 35% dei cittadini, ha ancora problemi con la moneta elettronica e a maggior ragione con la digitalizzazione. Una “cosa molto seria e preoccupante” che deve essere tenuta in considerazione, secondo la Fisac.

Simone Bacchetta – Mauro Taino

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