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Operazione Braveheart, scacco
ad una banda di indiani dedita
ad aggressioni e pestaggi

Sgominata dalla polizia una vera e propria associazione a delinquere composta da un gruppo di indiani che si ponevano come veri e propri boss e che imponevano determinate regole ai propri connazionali, con aggressioni, minacce e vessazioni: sono finite così in manette quattro persone, resesi responsabili di una serie di reiterate condotte illecite relative a reati di associazione per delinquere, atti persecutori, lesioni personali gravi, porto illegale di armi, sostituzione di persona, minacce.

L’operazione, denominata Braveheart, è scattata nella mattinata di sabato 21 novembre ad opera della Squadra Mobile della Questura di Cremona, coordinata da Zelica Ferrauto, in sinergia con i Commissariati di Crema e di Treviglio, e in collaborazione con la Squadra Mobile della Questura di Bergamo. Le ordinanze di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Cremona, sono scattate nei confronti di S.G., 28enne, S. A. e S.J., 35enni, S. J., 34enne. Altre tre persone sono invece state denunciate a piede libero: A. S., nato in Pakistan classe 1992, L. V., nato in India classe, L. H., nato in India il 19.10.1997. Tutti gli indagati sono residenti o domiciliati in provincia di Cremona, tranne un paio che si trovano in provincia di Bergamo.

Le indagini hanno preso il via “nell’ambito della puntuale e minuziosa attività di monitoraggio del fenomeno della criminalità straniera e condotte dall’ufficio investigativo della Questura con il coordinamento del Sostituto Procuratore della Repubblica di Cremona, Dott.ssa Chiara Treballi” fanno sapere dalla questura. Tutto è partito da una violenta aggressione avvenuta nei mesi scorsi, in provincia di Cremona, e in particolare nel Cremasco, ai danni di un cittadino indiano, che è rimasto gravemente ferito, riportando lesioni giudicate guaribili in 40 giorni. Un altro episodio analogo si è consumato in provincia di Bergamo e su diversi altri gli inquirenti stanno ancora indagando. In seguito a questi due brutali pestaggi, in particolare gli investigatori hanno potuto comprendere la pericolosità dell’organizzazione: in entrambi gli episodi, infatti, le vittime sono state aggredite utilizzando armi da taglio e corpi contundenti, tra i quali anche coltelli e tirapugni.

Gli accertamenti successivi hanno consentito di ricostruire l’ossatura dell’associazione criminale. Il gruppo, considerato dagli investigatori un’associazione criminale, esercitava la propria supremazia su connazionali, contro cui adottava comportamenti intimidatori e vessatori, che in diversi casi sono sfociati in vere e proprie spedizioni punitive, nei confronti di chi non si sottomettevano alle regole imposte dal gruppo stesso. A corollario delle aggressioni, infatti, sono stati rilevati dagli uomini della questura una serie di comportamenti vessatori e assillanti al fine di intimidire le vittime, costringendole al silenzio.

Secondo gli investigatori, la compagine criminale si occupava anche di fornire, dietro pagamento, opportunità di lavoro e patenti false ai loro connazionali, secondo un modus operandi collaudato che prevedeva la partecipazione di un terzo soggetto che faceva gli esami al loro posto, utilizzando le generalità del reale candidato.

Le indagini non sono però terminate e l’attività investigativa procede al fine di acquisire nuove prove ed elementi, anche per individuare ulteriori complici o attività illecite.

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