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Commemorazione per il
comandante Semeraro,
'fedele servitore dello Stato'

Si è svolta questa mattina la commemorazione per il comandante della polizia locale di Crema, Giuliano Semeraro, scomparso prematuramente la scorsa settimana. Un momento “doveroso, per una figura verso cui la nostra Comunità deve molta riconoscenza”, sottolinea l’Amministrazione comunale.

Alla commemorazione erano presenti il prefetto di Cremona Vito Gagliardi, il sindaco Stefania Bonaldi con i membri della Giunta, il vescovo di Crema Mons. Daniele Gianotti e i rappresentanti di tutte le forze dell’ordine provinciali e locali.

Al termine degli interventi, è stata consegnata una targa alla moglie del comandante, Silvia, e alla figlia Eleonora, entrambe commosse per l’affetto che la città ha dimostrato verso Giuliano Semeraro, un “appassionato servitore dello Stato e della comunità”. Il vescovo Gianotti ha ricordato che “la morte non è una finestra sul nulla, ma sulla vita eterna”.

Di seguito l’intervento del sindaco Bonaldi:

Caro Comandante,

Davvero non decidiamo mai noi il finale e spesso, come oggi, proviamo un grande senso di incompiutezza, per ciò che avrebbe potuto essere e non sarà, ma anche per ciò che si sarebbe potuto dire e non ci siamo detti. Perché c’è tempo, perché verrà il momento, perché ci sarà l’occasione.

E invece no. Non c’è stato il tempo, il momento, l’occasione.

Quindi lo dico ora, partendo dall’ultimo messaggio che ci siamo scambiati, un mese fa, circa.

Lei, Comandante, alla vigilia di un’ultima operazione, mi confessava una profonda frustrazione e il dispiacere per aver lasciato i suoi impegni e responsabilità, perché era suo desiderio finire il suo servizio con il mio mandato. Ed aggiungeva tutto il suo orgoglio d’aver lavorato con me, con tutti noi e con i suoi uomini, che erano in cima ai suoi pensieri.

Ed io che, ringraziandola, la invitavo a pensare a lei e non a noi, e mi dicevo onorata di avere avuto al nostro fianco una persona seria, onesta, di grande professionalità ed umanità come lei. Aggiungendo che raramente avevo incontrato servitori dello Stato con il suo alto senso morale e il suo rispetto per le Istituzioni. E lo confermo.

Anche nel momento della fatica e della preoccupazione il suo pensiero, Comandante, era per noi. Lo è stato durante tutta la sua malattia e lo ho percepito ogni volta che lei veniva a trovarmi in ufficio o mi chiamava per comunicarmi, rammaricato, di doversi assentare per delle cure. Quasi facendosene una colpa, quasi a volersene scusare.

Di lei ho apprezzato questa umiltà, questa modestia, questo rimanere persona mite, garbata, pacata, anche quando investita di responsabilità apicali e molto impegnative.

Non credo di offendere nessuno dei presenti, se dico che talora il fatto di indossare una divisa, di portare le mostrine, di ricoprire un ruolo di comando crea una certa esaltazione. Lo vediamo per le autorità militari come per le civili, talvolta il potere inebria, travolge, riduce la nostra empatia e in qualche modo genera distanza dai nostri simili, alimenta una certa superbia, magari anche inconsapevole, che tuttavia emerge nel modo di rapportarsi con gli altri, coi propri collaboratori, coi sottoposti, con i comuni cittadini.

Ecco, il nostro dr. Semeraro era lontano anni luce da questi atteggiamenti. Il comando e le grandi responsabilità non ne hanno minimamente scalfito la profonda umanità e la raffinata sensibilità sociale.

Lo ha dimostrato in tutto il suo percorso professionale e lo ha testimoniato nel modo in cui si è dedicato al suo lavoro, percepito e vissuto sempre e soprattutto nella sua dimensione preventiva, educativa e prosociale: la Persona sempre al centro e le regole sempre al servizio dell’Uomo, mai il contrario. Lo abbiamo sperimentato in tante occasioni, il suo approccio era sempre umanizzante, mai astratto e distaccato, mai slegato dalle persone in carne ed ossa, dal contesto concreto, dalle circostanze effettive. E volto ad interpretare le norme con buon senso, mai con prepotenza o con ottusità.

Penso al rapporto diretto con i cittadini per risolverne innumerevoli problematiche, grandi o piccole che fossero, alle relazioni instaurate presso il Comando di Crema dove mai si è imposto con autoritarismo o arroganza, ma sempre con disponibilità e comprensione, all’affiancamento consueto al servizio sociale comunale per trovare modo di far rispettare le regole, prendendosi comunque cura degli ultimi e dei reietti, al gran lavoro del Regolamento per contrastare il gioco d’azzardo patologico, perché è una piaga sociale, alla dovizia della mappatura del territorio e dei quartieri per posizionare telecamere e fare sentire le persone sicure, all’impegno per dotare la nostra città di un Regolamento per il Benessere Animale, che ci ha palesato una sua disposizione genuinamente aperta e rispettosa nei confronti di tutti gli esseri viventi, umani e non umani.

Sì, Giuliano Semeraro è stato un grande costruttore di pace, uomo del dialogo e della cooperazione, un galantuomo, una persona gentile, vera, adulta, solida, affidabile, un servitore dello Stato e della comunità appassionato, onesto e fedele.

Ci mancherà e ci rammarica e riempie di tristezza non avergli detto abbastanza e tutte le volte che lo meritava quanta stima, quanto affetto, quanto rispetto, quanta ammirazione abbiamo provato per lui e quanto ampio, caldo, affettuoso fosse l’abbraccio dei tanti che lo hanno conosciuto e che in queste ore si sono fatti vicini, a lui e a noi.

Caro Comandante Semeraro, ora può tornare a correre e ad inseguire il vento…

La moglie Silvia e la figlia Eleonora ricevono la targa dal sindaco

Il comandante Giuliano Semeraro

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