Calderara replica al sindaco: 'Su di noi solo menzogne Chi è l'irresponsabile?'
Non si è fatta attendere a lungo la replica di Giovanni Calderara, capogruppo di Minoranza, alle accuse del sindaco Samarati che ha definito i consiglieri di Opposizione “irresponsabili” per aver abbandonato l’aula consiliare all’inizio della seduta convocata per venerdi scorso, 30 ottobre, facendo venir meno il numero legale.
“Un’accusa infamante – commenta l’ex primo cittadino – soprattutto perché messa in relazione al Covid, che avrebbe potuto trovare sbocco in sede penale, se non provassimo una certa pena per chi l’ha formulata ed una prevalente preoccupazione di carattere generale, altrimenti definita “carità di paese”. Proviamo, nel prosieguo, a chiarire quello che è successo nell’ultima riunione del Consiglio, e perché è successo”.
“La nostra decisione di abbandonare la seduta, presa ovviamente prima dell’ adunanza consiliare, è maturata in seguito alle ripetute violazioni del regolamento comunale da parte di questo sindaco “responsabile”, che non conosce i limiti del suo ruolo elettivo e non manifesta alcuna volontà di impararli. Tale decisione è stata tradotta in un documento scritto letto ad inizio seduta e consegnato al sindaco prima di uscire dall’aula”.
In sintesi, i consiglieri hanno contestato al sindaco Samarati di aver convocato, “per la seconda volta consecutiva, la riunione del Consiglio comprimendo a suo piacimento i tempi che devono intercorrere tra la consegna della convocazione e la data dell’adunanza. Nella precedente circostanza (adunanza del 22 agosto) avevamo già contestato al sindaco la sua arbitraria interpretazione del regolamento comunale, ma tale contestazione non ha prodotto alcun effetto: l’adunanza di venerdì scorso è stata un’altra volta convocata senza tener conto dei tempi di preavviso. Abbiamo inoltre contestato al sindaco il mancato rispetto della procedura di approvazione del DUP (Documento Unico di Programmazione 2021/2023), il corposo documento che è stato a noi trasmesso solo in prossimità dell’adunanza, ledendo i nostri diritti di partecipazione informata al processo decisionale”.
“Nella dichiarazione passata dal sindaco ai giornali, non leggiamo una sola parola sulle motivazioni scritte che gli abbiamo consegnato, dopo averle lette in sala consiliare… salvo poi girare la frittata, raccontando alla stampa la sua personale versione dell’accaduto, tenendo ben nascoste le reali giustificazioni della nostra scelta “aventiniana”. Ma la realtà dei fatti è scritta nel documento che lui ben conosce: è il suo comportamento illegittimo, la sua insofferenza alle norme regolamentari, la sua arroganza che lo porta a ripetere violazioni già fatte e contestate, la sua noncuranza dei diritti della minoranza, che hanno determinato e determinano fratture nel confronto politico locale, come quella di venerdì scorso”.
“Nella foga di voler superare la figuraccia rimediata in diretta streaming (purtroppo tecnicamente disturbata, come in occasioni precedenti), il sindaco è persino riuscito a peggiorare il danno d’immagine creato a se stesso. Ha infatti reso ancor più evidente la sua incompetenza asserendo che la nostra uscita di scena avrebbe comportato ritardi negli aiuti destinati ai cittadini per far fronte all’emergenza Covid. Nulla di più falso! Il Consiglio Comunale non avrebbe dovuto fare altro che ratificare una delibera di variazione di bilancio già approvata dalla giunta il 2 ottobre e dichiarata immediatamente eseguibile in quella data. A norma di legge tale ratifica deve essere fatta entro sessanta giorni (entro fine novembre) quindi il Consiglio Comunale non avrebbe potuto né ritardare né accelerare gli effetti un deliberato di giunta già eseguibile da circa un mese. Il problema del nostro Comune –e della nostra comunità- è semmai quello di essere amministrato da un sindaco che non capisce il significato e la portata degli atti che delibera, circondato da un gruppo di sodali che capiscono ancor meno di lui, come risulta evidente da alcuni commenti postati sui social”.
“Se poi ci chiediamo per quale ragione sindaco e giunta hanno aspettato quattro mesi per destinare un aiuto di 40.000 ai cittadini, attinti dai 240.600 euro ricevuti dal governo a fine maggio (peraltro burocratizzando l’accesso al contributo, destinato a pochi, non prima del gennaio prossimo), riusciamo a capire ancor meglio chi sono i veri responsabili dei ritardi e quanto sia evidente il puerile tentativo di imbrogliare le carte per giustificare le proprie inadempienze. Se a questo aggiungiamo il voto contrario alle proposte (scritte) presentate dalla minoranza a metà luglio, inerenti l’impiego di quel fondo statale, che poteva servire anche per migliorare il presidio medico ambulatoriale locale, il quadro è completo e null’altro vi è da aggiungere sulla responsabilità dei ritardi e delle inadempienze formali. Sui comportamenti personali qualcosa da aggiungere ancora c’è. I fatti e gli atti sopra richiamati dimostrano che il vero “irresponsabile” è colui che si è proposto come sindaco, senza avere un barlume di competenza in materia amministrativa, senza avere alle spalle un solo giorno di esperienza specifica: lacune originarie che si traducono nell’incapacità di capire la differenza tra una delibera ed una ratifica, o d’interpretare correttamente un regolamento comunale, o di confrontarsi pubblicamente su qualsiasi argomento, attenendosi all’oggetto della discussione. Più congeniale al personaggio il ricorso, sempre più frequente, alla menzogna, che non può certo fare onore al suo status di “primo cittadino”, né migliorare il suo inconsistente bagaglio culturale attinente al ruolo che riveste”.