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Assembramento all'ospedale
in attesa del tampone
Interviene la polizia locale

Caos qusta mattina all’ambulatorio dell’ospedale Maggiore di Crema per l’esecuzione dei tamponi. Una fila indescrivibile di persone in attesa sia all’interno che all’esterno del tendone allestito proprio per l’attesa di chi deve effettuare lo screening.

Una situazione denunciata all’Ats, specialmente dai genitori dei ragazzi che devono eseguire l’esame a causa di qualche compagno risultato positivo al coronavirus. Alle 10.30 il picco dell’assembramento, che ha richiesto anche l’intervento della polizia locale per evitare che la situazione degenerasse.

“Abbiamo lasciato i ragazzi fuori. Qui ci sono persone con l’autocertificazione, che devono fare il tampone perché presentano i sintomi del virus. Entriamo sani e può essere che ne usciamo contagiati”, dicono i genitori che invano hanno richiesto l’intervento della direzione ospedaliera e, in seguito, hanno contattato l’Ats. “Ci è stato risposto che gli appuntamenti vengono presi ogni mezz’ora per gruppi di massimo 10 ragazzi. Ma non è così. Ci siamo ritrovati qui tutti insieme”.

“L’ospedale – hanno proseguito – non ha fatto nulla per tenere sotto controllo questa situazione paradossale. Vicino a noi c’erano persone con la febbre”.

“Sono senza parole – ha commentato il consigliere regionale del M5s Marco Degli Angeli – Se da giugno ad oggi questo è il modo in cui le nostre ASST si sono preparate alla seconda ondata, siamo davvero sull’orlo del precipizio. In quattro mesi è stato fatto troppo poco per fronteggiare la seconda ondata e questa mattina, complice la forte pioggia, più di 500 persone si sono ritrovate assembrate sotto il gazebo posto all’esterno dell’ospedale. Un cittadino ha segnalato che il suo biglietto era il numero 494 ma dopo oltre un’ora dal suo appuntamento aveva ancora 50 persone davanti. Anche a Crema, in pochi giorni,i numeri dei contagi sono raddoppiati e questa volta i numeri salgono anche tra i giovani. Crema nel primo giro della pandemia è stata colpita duramente, anche gli operatori sanitari e i medici non hanno ancora smaltito stress e stanchezza. Una ferita che rischia di tornare a sanguinare”.

 

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