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Rotary Visconteo.
Il coronavirus
e i medici pandinesi

Si è tenuta ieri sera nella cornice di Villa Toscanini a Ripalta Guerina, alla presenza di autorità rotariane, politiche e del Rotaract, la conviviale del Rotary Club Pandino Visconteo che, come ha ricordato la presidente Marianna Patrini ha voluto essere, “una serata di tributo, riconoscimento e ringraziamento per l’ospedale Maggiore”. Un incontro partecipato, per rappresentare l’esperienza e la testimonianza diretta dei medici impegnati in prima linea nei mesi centrali dell’emergenza Covid, con la consapevolezza che bisogna continuare a fronteggiare il virus con attenzione e diligenza, rispettando le indicazioni relative alle procedure, al distanziamento e alle protezioni individuali. Al tavolo degli ospiti, Germano Pellegata, direttore generale dell’Asst Ospedale Maggiore di Crema e i dottori Giovanni Viganò Giuseppe Lupi, rispettivamente primario del Pronto Soccorso e responsabile del reparto di terapia intensiva, entrambi pandinesi, come ha ricordato nella presentazione il past president Gianfranco Fassina, che li ha definiti “l’essenza del medico, motivo di orgoglio ed esempio per tutti”. Tra i saluti, quello del vice questore Bruno Pagani, che riprendendo l’ideale rotariano di servire la società ha fatto il parallelo con quel servizio al cittadino che caratterizza l’azione della Polizia di Stato.
Motivazione del personale e flessibilità. Il direttore generale Pellegata ha ricordato che i piani di emergenza erano stati rivisti appena qualche mese prima rispetto alla comparsa del Covid nel territorio, ma all’improvviso quel 21 febbraio ci si è trovati di fronte al primo caso. Nulla da obiettare rispetto all’operato di regione Lombardia, dice il DG, rivolgendosi anche al consigliere regionale della Lega Federico Lena: “Ci ha supportato in tutto e gli attacchi sono strumentali. Noi avevamo camici e mascherine, ma non ci aspettavamo che i numeri potessero essere quelli che poi sono stati, e di dover gestire reparti, un ospedale da campo, e nel periodo più difficile, oltre 350 pazienti Covid, dei quali 120 ventilati e 18 in terapia intensiva”. Forte la motivazione del personale e massima la flessibilità organizzativa ha sottolineato Pellegata, ma per il direttore, ci si è trovati ad affrontare “numeri imprevedibili nel mondo occidentale, per pazienti acuti in un arco di tempo breve”. La fortuna dell’ospedale di Crema ha concluso Pellegata, oltre alla grande motivazione di tutto il personale è stata quella di poter disporre di un numero sufficiente di specialisti pneumologi, che ha permesso di gestire l’alto numero di pazienti acuti, che hanno fatto dell’area compresa tra le province di Cremona, Lodi e Bergamo, quella maggiormente interessata.
Paura e sconforto. Nel suo intervento il dottore Giovanni Viganò ha tracciato un profilo dei malati Covid acuti: “Un numero elevatissimo di pazienti impegnativi, che hanno richiesto ventilazione”. Il primario pandinese ha citato anche la paura e lo sconforto, di chi si sentiva impotente di fronte all’avanzare continuo delle ambulanze in quei giorni: “Mi auguro che quei numeri non si ripresentino più. Ora non siamo ospedale Covid, ma lo siamo stati. Grazie a tutti, al personale dell’ospedale per l’attaccamento dimostrato e a tutta la città”. Il dottore Viganò rivolge poi parole importanti anche per la gestione del fine vita, che ha coinvolto il personale ospedaliero trovatosi a dover accompagnare quei pazienti che non ce l’hanno fatta, e che non potevano essere assistiti dai parenti in quelle tristi e complicate giornate.
Numeri da medicina di guerra. Chiaro il messaggio del dottore Giuseppe Lupi: “Abbiamo avuto numeri da medicina di guerra, con un flusso continuo di ammalati”. Numeri impressionanti: ad oggi circa, 250 mila casi in Italia, dei quali 100 mila in Lombardia, 37 mila morti, dei quali 16 mila in Lombardia, in pratica il 50% del dato complessivo. Prima del Covid al Maggiore i posti letto di terapia intensiva erano 6, ma potevano aumentare fino ad 8. Questa primavera ci si è trovati a dover approntare 16 posti letto e gestire complessivamente 70 pazienti in terapia intensiva. Quanto ai numeri di questi giorni, i 5500 morti registrati nel mondo domenica scorsa, dimostrano per il dottor Lupi che il virus c’è ancora e la battaglia non è stata vinta “Noi ci stiamo preparando anche per un’eventuale seconda ondata – ha concluso il medico di Pandino – il virus continua a circolare ed il vaccino è ancora lontano perché c’è bisogno della sperimentazione”.
Ilario Grazioso

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