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Incontro tra il vescovo
Daniele e i volontari
della Caritas diocesana

Gli operatori e tutti i volontari della Caritas diocesana e di quelle parrocchiali si sono ritrovati giovedì, in Cattedrale, per partecipare alla Santa Messa presieduta dal vescovo Daniele, seguita da un momento conviviale in episcopio.

Nel dare il benvenuto ai convenuti, introducendo la celebrazione, il direttore Caritas Claudio Dagheti ha evidenziato il significato dell’incontro, pensato “all’insegna della comunione” e per esprimere – pur consapevoli che l’emergenza Covid non si è ancora conclusa – il ringraziamento “a ciascuno di voi per il servizio piccolo o grande reso alla Chiesa e ai più poveri, soprattutto nel periodo del lockdown”.

“La diaconia della parola e il servizio nella carità – ha sottolineato – sono le due note distintive sulle quali possiamo costruire la sinfonia delle comunità parrocchiali di domani.”

E citando il n. 33 dell’Istruzione La conversione pastorale della comunità di papa Francesco, ha puntualizzato come “Molto spesso la comunità parrocchiale è il primo luogo di incontro umano e personale dei poveri con il volto della Chiesa”. Con lo sguardo rivolto agli ultimi “la comunità parrocchiale evangelizza e si lasca evangelizzare dai poveri, ritrovando in questo modo l’impegno sociale dell’annuncio in tutti i suoi differenti ambiti, senza scordare la suprema regola della carità in base alla quale saremo giudicati”.

Ha quindi concluso ringraziando tutti “per essere stati il volto della Chiesa che non smette mai di essere evangelicamente appassionata dell’uomo e, in particolare, dell’uomo che soffre”.

Da parte sua il vescovo, nell’omelia, ha focalizzato la sua riflessione sulla prima lettura tratta dal libro di Geremia (18,1-10) – un “profeta contro” a lui particolarmente caro – in cui il Signore lo invita a scendere nella bottega del vasaio e seguirne la lavorazione paziente d’un vaso di creta. Immagine, ha sottolineato, dell’amorevole cura prestata a ognuno di noi perché si renda disponibile a lasciarsi plasmare, orientando la propria incompiutezza verso la gioia dell’incontro con Dio e con i fratelli, uniformandosi al modello che è suo figlio.

 

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