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All’Arci di san Bernardino,
Rsa e Covid:
riflessioni e proposte

Con la riflessione di ieri sera, su ciò che è accaduto nelle Rsa nella fase acuta della pandemia, tra testimonianze, proposte e l’interrogativo “ È andata male, ora come andrà”, si sono conclusi presso lo spazio aperto Arci san Bernardino gli incontri promosso dal circolo e che riprenderanno a settembre. Hanno risposto all’invito degli organizzatori Alessandro Azzoni, presidente Felicita, associazione per i diritti nelle Rsa, Luciano Bergamaschi, consigliere provinciale Acli, Antonio Macrì per il Comitato Verità e Giustizia di Crema, Monica Vangi per la segreteria regionale Cgil e i consiglieri regionali Marco Degli Angeli e Matteo Piloni.
Il Comitato. “A Crema le cose non sono andate bene per niente” ha esordito Antonio Macrì facendo riferimento alle 130 persone decedute nelle strutture cittadine e per le quali il Comitato da settimane pone interrogativi non solo alla Fondazione Benefattori Cremaschi. “In un solo reparto delle 14 persone ospitate, solo 2 sono ancora in vita”, per questo motivo l’azione del Comitato, pur nelle difficoltà intende andare avanti, per capire le tempistiche relative alla gestione di quella fase, i mancati isolamenti. E per questo, il neonato Comitato si è messo in contatto con l’analoga organizzazione sorta presso il Pio Albergo Trivulzio e da lì è partita l’avventura dell’Associazione Felicita, che ora mette insieme una trentina di Comitati dei parenti delle vittime del Covid nelle Rsa.
Fare chiarezza. Nel suo lungo intervento, Azzoni, che al Pio Albergo Trivulzio ha perso la mamma, ha parlato di negligenze, ritardi, attuazione protocolli, mancate cautele e buon senso, in quello che può essere descritto come “l’emblema negativo di una storia tragica”. Prima il Comitato e ora l’Associazione Felicita, si propone di fare chiarezza: esistono molti fascicoli sui quali stanno lavorando i magistrati, ma Felicita, da vittima vuole essere protagonista di un cambiamento, che pone le sue basi su tre aspetti: quello giuridico, la memoria e la proposta.  E per quanto riguarda la memoria, per ricordare le migliaia di persone scomparse nel silenzio, si vuole dare voce a queste vittime attraverso le testimonianze dei parenti. A breve sarà online il sito www.museodellamemoria.org, che conterrà le video testimonianze e i materiali che si stanno raccogliendo. Ma non solo memoria per Azzoni, ciò che ora conta è anche la necessità di “creare una nuova cultura della vecchiaia, rimettere le persone al centro, l’umanità nelle Rsa e non le ragioni dei bilanci”.
Sistema inadeguato. Di ciò che è accaduto nel cremasco ha parlato dal suo osservatorio di volontario Acli, Luciano Bergamaschi: “50 i decessi nell’area san Carlo-Crema Nuova e 50 i contratti di badanti che sono stati chiusi nei mesi di febbraio-aprile”. Monica Vangi per la Cgil parte dall’esperienza del 2003, quando vennero trasformate le 29 Rsa Ipab ( Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza) del territorio, in ASP ( Aziende di Servizi alla Persona) o Fondazioni. Vangi cita le battaglie sindacali per mantenere il comparto pubblico, sottolineando le responsabilità anche degli Enti locali e l’inadeguatezza della legge regionale 23 del 2015, che ha riorganizzato il sistema dei servizi sanitari nella Regione Lombardia, tema poi ripreso negli interventi dei due consiglieri regionali. La rappresentante sindacale pone poi sul tavolo la questione non secondaria della frammentazione del lavoro (troppi, i contratti che coesistono nel pubblico e nel privato, che disciplinano in maniera diversa la stessa tipologia di lavoro), l’abbandono da parte della regione dei temi legati alla prevenzione e alla medicina territoriale e per il futuro, chiede la rivisitazione del sistema di accreditamento delle strutture.
Ascolto. Come ha sottolineato nella presentazione, l’ex parlamentare Franco Bordo che ha moderato gli interventi, la presenza dei consiglieri regionali voleva essere come ulteriore occasione di ascolto fornita ai due rappresentanti del territorio in regione. Per Piloni, che cita le “delibere scellerate” di regione Lombardia, l’Ente ha dimostrato di “non avere idea di ciò che stava accadendo”. Di analogo avviso il collega Degli Angeli, che ha parlato di “sistema sanitario feudale”.
Ilario Grazioso

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