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Cremona, è tempo di
alzarsi dalla panchina
e scendere in campo

Il raddoppio ferroviario della Mantova-Cremona-Codogno si farà. Almeno questa la promessa. Escluso dal binario di Italia veloce viaggerà, grazie all’interrogazione di un parlamentare di casa nostra, su quello alternativo dei commissari. Roma ne nominerà uno che realizzerà l’opera con procedure più rapide e snelle di quelle abitualmente seguite per operazioni di questo genere. Il sistema ha funzionato a meraviglia per il nuovo ponte di Genova e non c’è motivo di dubitare che ciò non avvenga a Cremona. Mancano il Decreto del presidente del consiglio che definisce l’operazione, il progetto, il finanziamento e molto altro. Arriveranno. Con la calma e il passo del montanaro si giunge in vetta. Con il tempo e la paglia maturano anche le nespole. Nessuno lo contesta, ma ci devono essere montanari e nespole. Si dice «piuttosto di niente, piuttosto» che è il modo migliore per consolarsi quando si pensa di vincere, ma non succede e va buca. In questo raddoppio ferroviario il «piuttosto» è, invece un successo. Un mezzo successo. Comunque non è da disprezzare.

E’ un passo avanti rispetto alla volpe e l’uva, favola molto in voga nel nostro territorio, area geografica che si caratterizza per un habitat favorevole alla crescita e alla proliferazione di fenomeni incompresi. Spesso sconfitti, quasi sempre invidiosi, costoro passano la vita a cercare scusanti per le delusioni accumulate, invece di cercare gli errori commessi. Intanto Brescia e Bergamo, più concrete, meno fenomenali e poco inclini all’autocommiserazione, superano Cremona nella corsa per la nomina di capitali italiane della cultura 2023. Ma è un’altra storia. Per la nostra provincia la possibilità di sedersi in panchina e con la quasi certezza di entrare in campo è tanta roba. Abituata alle briciole, la prospettiva di pane e companatico è per Cremona e satelliti un avvenimento da scrivere sugli annali. Da festeggiare. Cin cin, sguardo al cielo, mano là in basso e «speriamo bene», con la consapevolezza che questi rituali non sono la via maestra del successo. Sarebbe più utile guardare avanti, mettersi in guardia e stringere i pugni, pronti a combattere.

Conquistato il punto è indispensabile mantenerlo. Parlamentari, consiglieri regionali, amministratori pubblici locali non devono mollare l’osso, ma premere sull’allenatore per entrare in campo. E qui sorgono i dubbi. In riva al Po, lungo il Serio e sugli spiaggioni dell’Oglio, i fighter, i pugili dal colpo devastante, sono scarsi. Non introvabili. Quelli che ci sono si facciano sentire. Sulle mappe antiche, ai confini della nostra provincia, non compare l’avvertimento hic sunt leones, bensì hic sunt boves, che non è un’offesa, ma la realtà, certificata e veicolata in Italia e all’estero dalla Fiera internazionale del bovino. Vanto degli allevatori la manifestazione è uno dei fiori all’occhiello di Cremona. Poco importa se oggi l’appuntamento è meno splendente del passato e i petali un po’ appassiti. Di sicuro è rigoglioso il consiglio di amministrazione dell’ente che organizza l’appuntamento annuale e lo ospita. Con 17 consiglieri, non si può negare che sia un organismo rappresentativo e pluralista. Certo, in tempi di covid 19, le riunioni dei suoi membri rischiano di trasformarsi in un assembramento, ma è un dettaglio di poco conto.
Sarebbe interessante discutere dell’influenza – positiva e negativa – della forte caratterizzazione agricola del territorio sulle scelte politiche e sociali dell’intera provincia. Ma anche questa è un’altra storia.

Quando Cremona si alzerà dalla panchina ed entrerà in campo? Bella domanda. La decisione compete al Governo, coach umorale e affetto da amnesie transitorie e permanenti. In parte però la data dell’esordio dipende anche da noi e da quelli che ci rappresentano nelle sedi istituzionali. Dipende dalla capacità di resilienza e dalla volontà di ottenere quanto ci è stato promesso. Dipende dalla determinazione di essere squadra. Non basta un impegno ordinario. Serve qualcosa in più. E’ indispensabile lo scatto che permette di conquistare la medaglia olimpica o stabilire il record del mondo. Lo scatto che troppe volte in passato è mancato e che ancora oggi manca. Quello che trasforma le opportunità in servizi e infrastrutture.

L’elenco delle occasioni gettate al vento è lungo, ma pure questa è un’altra storia. «Soltanto i perdenti dicono: farò del mio meglio. I vincenti  invece riescono a fottersi Miss College» ammonisce Sean Connery in The Rock. Chiaro? L’espressione non è politicamente corretta? E’ vero. Giriamola al femminile. Il concetto non cambia. Conta, invece, la convinzione che per fottere miss o mister college è necessario combattere. Scoprire guerriera la paciosa provincia di Cremona sarebbe qualcosa di straordinario. Di più, di rivoluzionario. Se così fosse il territorio entrerebbe in campo dal primo minuto senza attendere in panchina. Ma pure questa è un’altra storia. Forse, solo un sogno.

Antonio Grassi

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