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A CremArena,
al via l’edizione 2020
de “I Manifesti”

Non era facile immaginarselo solo qualche settimana fa, ed invece ieri sera è partita l’ottava edizione de “ I Manifesti di Crema”, l’iniziativa voluta dall’assessorato alla cultura e organizzata dall’ Associazione culturale Le Muse, che quest’anno può essere seguita anche in diretta streaming. Sei gli appuntamenti fino al 20 settembre, che si terranno tutte a CremArena, abbandonando per quest’anno la suggestiva e consueta cornice dei Chiostri del sant’Agostino. Ed è stato detto anche dalla sindaca Stefania Bonaldi, nel suo breve saluto, accogliendo i cremaschi che hanno riempito la platea, nei limiti della capienza imposta dalle nuove regole anticovid.
Pagato per girare il mondo. A condurre la chiacchierata con il primo ospite della rassegna è stato Giovanni Bassi, il quale nel presentare Marino Bartoletti, storico volto pacato e colto del giornalismo italiano, ha ricordato qualche numero: 10 olimpiadi e 10 edizioni dei mondiali di calcio seguiti dal vivo, le direzioni delle testate sportive di Rai e Mediaset. Le trasmissioni storiche, da “ Il Processo del Lunedì” a Pressing”, fino a “ Quelli che il calcio…” Negli ultimi anni, autore dei quattro libri della serie “ Bar Toletti”, oltre all’Almanacco del festival di Sanremo ”, che ben descrive la sua straordinaria competenza in campo musicale. “Se a 20 anni mi avessero detto che sarei stato pagato per girare il mondo e seguire lo sport, non ci avrei mai creduto – ha esordito, ricordando anche il suo ingresso al Guerin Sportivo – “all’epoca per me era come se mi avessero detto di entrare in Vaticano”.
Perché ‘Bar Toletti’? Stimolato da Giovanni Bassi racconta di come è nata la fortunata serie di libri pubblicati in questi anni: “Avevo quasi fatto un voto: non iscrivermi in Facebook, non scrivere mai un libro e non utilizzare mai la mia laurea in giurisprudenza”. Poi, entrato in Facebook, registrando da una parte, la deriva della comunicazione che i social hanno portato e talvolta la maleducazione nelle risposte e dall’altra, la volontà di raccogliere i pensieri scritti nei post, è nata l’idea dei libri. Da ultimo, “ Bar Toletti 4, Così ho cambiato Facebook”, nel tentativo di promuovere un mondo social senza insulti, neutralizzabili secondo il giornalista “scrivendo cose serie e reagendo con la quiete a ciò che gli altri commentano”. E poi, l’obiettivo ambizioso, di contribuire con la sua presenza in rete e ora anche in libreria, alla creazione di “una tribù di persone civili, cordiali, portate al dialogo”.
Sanremo. La serata vola via tra un aneddoto e l’altro, con il filo comune tra musica e sport: Sanremo è storia della società italiana, non sono solo canzonette”, dice Bartoletti, citando i vari Faletti, Barbarossa, Cristicchi, Moro, Jannacci, che a Sanremo hanno portato testi di mafia, amore connesso alla follia, lavoro. “Sono 2035 le canzoni che in 70 anni sono passate da Sanremo, qualche canzonette ci sarà, ma negli anni sono tanti i messaggi che da lì sono stati lanciati per il Paese nelle diverse epoche storiche”. E poi, la classifica a Sanremo non è altro che una convenzione, “la nostra l’abbiamo nel cuore, e chi se ne frega dell’albo d’oro”.
Ricordi. Tanti i ricordi dei personaggi i cui profili sono tracciati nei post raccolti nei suoi libri, Gianni Mura, Luciano Pavarotti, Emiliano Mondonico, ma anche Gianluca Vialli e Valentino Rossi. Ma qual è il podio di Sanremo preferito da Bartoletti? Lui risponde citandone solo una preferita: “Io che non vino (senza te)”, brano di Pino Donaggio entrato anche nel repertorio di Elvis Presley. Cita la prima strofa, e il pubblico lo segue canticchiando, con il sottofondo dei rintocchi delle campane che scandiscono il tempo. Per essere la prima dell’edizione 2020 de I Manifesti, non male.
Ilario Grazioso

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