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'Il casaro della scuola':
una vita vissuta
con le mani nel latte

Più di quarant’anni di lavoro nello stesso posto: sempre con le mani nel latte, nel senso proprio dell’espressione. Così si può descrivere la storia lavorativa di Giovanni Folini e Massimo Rozza, che in queste settimane, completano la loro esperienza lavorativa presso la Scuola Casearia di Pandino, sede staccata dell’Istituto Agrario Stanga di Cremona.
Massimo Rozza, assistente tecnico del laboratorio di chimica, da 43 anni e 10 mesi, ci tiene a precisare, ci accoglie nel suo laboratorio, impegnato nell’attività di catalogazione. Negli anni, da giovane perito chimico cremonese, tra provette, alambicchi e campioni di latte e formaggi ha assicurato analisi di laboratorio per la certificazione del latte, attività che per almeno un ventennio è stata particolarmente richiesta dal mercato.
Impegno e passione. Dal laboratorio di chimica, si passa al caseificio didattico, diretto da Giovanni Folini, una figura che generazioni di ex studenti della Casearia di Pandino, ora impegnati in ruoli di responsabilità nelle diverse aziende lattiero casearie del territorio lombardo e non solo, ricordano con piacere. Per lui, ultima settimana di lavoro, prima delle ferie e del pensionamento: “È anche giusto che altre persone ora possano assumersi la responsabilità di continuare – dice lo storico casaro, quasi a nascondere sotto la mascherina imposta dal Covid, un velo di nostalgia – ma questa è una delle poche scuola in Italia dove ancora si acquista e si trasforma il latte per il mercato locale”. In più di quarant’anni tantissimi i cambiamenti, sia negli ordinamenti scolastici, che hanno limitato le attività di laboratorio nei professionali e sia negli stessi allievi: “Penso di aver sempre avuto un buon rapporto con gli studenti, anche se negli ultimi anni il divario d’età si vedeva. Sono cambiati i tempi, ed io che sono entrato qui appena conclusa la scuola, sono rimasto legato alla vecchia tradizione. Oggi – osserva Folini – nei ragazzi vedo che, davanti all’impegno richiesto per imparare un lavoro come quello del casaro, si preferisce mettere prima il divertimento”.
Cosa le mancherà a settembre?
“Mancherà l’attività quotidiana, l’ho sempre fatto con grande passione e posso dire di essere l’unico tra quelle persone che sono passate da qui, ad essere rimasto dal 1977 fino a oggi. E poi – aggiunge – non ci sono più scuole come questa!”.
Lavorare a mano. Non sono mancate le soddisfazioni: “Tanti ragazzi che hanno studiato qui, hanno avuto la possibilità di lavorare in caseificio o nel settore dei fermenti per importanti aziende. Da ultimo, leggere su una rivista specializzata che un ragazzo passato da qui, oggi ricopre il ruolo di amministratore delegato di un’importante azienda del settore fa molto piacere. Ho sempre creduto che una scuola come questa deve consentire ai ragazzi di imparare a lavorare manualmente il latte. Perché – conclude Folini – se si acquisiscono certe competenze, poi nel mondo del lavoro, con l’ausilio della tecnologia, tutto diventa più semplice”.
Il futuro. Da 24 anni Andrea Alquati, è il direttore della sede pandinese, e si troverà il prossimo settembre a gestire una situazione completamente nuova, con il pensionamento di figure storiche per il funzionamento della scuola: “La nostra è un scuola particolare, in questi giorni le aziende del settore mi chiamano per avere i nominativi dei nostri diplomati. Il lavoro non manca, ma chissà come riusciremo a impostare le attività in caseificio. Qui, accanto ai bravi docenti di laboratorio, dopo questi pensionamenti, servono anche persone che sappiano fare il mestiere del casaro e nelle graduatorie scolastiche, non è facile trovare questo tipo di professionalità, anche se abbiamo tanti ex studenti che potrebbero farlo, ma che per ragioni burocratiche non possiamo contattare”.
Ilario Grazioso

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