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Sanità:
le proposte dei
socialisti cremaschi

La Comunità socialista cremasca, premesso il disappunto sulla rapidità con cui si sono già dimenticati gli “eroi della sanità”, le loro esperienza e le promesse di adeguare i loro trattamenti economici, con il presente documento interviene nel dibattito apertosi a seguito della ventilata ipotesi di realizzare un nuovo ospedale a Cremona.
Lo facciamo critici della estemporanea prospettiva, lanciata e supportata palesemente in contrasto con gli impegni ascoltati nei mesi scorsi, da parte di tutti i soggetti impegnati nel contrasto della pandemia da coronavirus, relativamente alla gestione nazionale del contagio, ma anche circa la lacunosa filosofia socio sanitaria lombarda.
Lo facciamo perché sul tema, più che sulla stampa, vorremmo si discutesse negli ambiti decisionali democratici, a cui spettano gli indirizzi e le responsabilità politiche amministrative finali, e non, quindi, compiti meramente di ratifica di scelte costruite altrove.

Assecondare passivamente i criteri di valutazione del potere tecnico – burocratico, quello degli esperti, quando vistosamente prevaricano sulle competenze dei rappresentanti istituzionali, è una prassi che si sta diffondendo, ma non è per nulla condivisibile perché denota una sconfortante abdicazione della politica.

Concentrarsi sulla costruzione di un futuribile nuovo nosocomio nel capoluogo, ( spesa preventivata intorno ai 250 milioni di euro ), cosi come sugli interventi di riqualificazione dei presidi ospedalieri del cremasco, ( stimati in circa 27 milioni di euro ) è un disinvolto modo di evitare discussioni stringenti sulla politica sanitaria del nostro Paese : dalla ridefinizione dei poteri costituzionali, concorrenti in materia, tra lo Stato e le Regioni, fino alla articolazione della medicina di prossimità.

A quanti ritengono gli interventi richiamati, a portata di mano, sommessamente obiettiamo che, al momento, non esistono certezze di poter contare sul finanziamento delle opere, e che universalmente, le nostre comunità locali, dopo quanto accaduto, chiedono semplicemente e con forza, maggiori servizi e cure domiciliari diffuse sul territorio, più centri medici e infermieristici di base.

Anziché attardarsi a disquisire di progetti edilizi, di raffronti economici aleatori, invitiamo i politici e gli amministratori cremonesi e cremaschi, a lavorare insieme per soddisfare l’aspettativa appena evidenziata, puntando innanzitutto a ripristinare l’autonomia e le funzioni organizzative della provincia di Cremona, scindendola dalla assurda aggregazione attuale con Mantova, a favore della costruzione di un nuovo e più razionale azzonamento del nostro capoluogo, con le aree omogenee del lodigiano e del trevigliese.

Analogo impegno dovrebbero manifestare, a tutti i livelli, nella revisione dei rapporti tra la sanità pubblica e quella privata, oggi in concorrenza sperequata, nella rivalorizzazione dei medici di base, nella promozione di presidi ambulatoriali medico infermieristici, nello sviluppo dei servizi di assistenza domiciliare, miranti ad evitare prematuri ricoveri od ospedalizzazioni.

In sintesi, la Comunità socialista cremasca, alle avvertenze ripetute di probabili nuove emergenze virali, sollecita il rafforzamento del sistema sanitario pubblico in generale, investimenti oculati sulle strutture esistente, senza sperperi incentivati da prestiti agevolati, chiede interventi premianti la qualità delle prestazioni, piuttosto che la quantità delle erogazioni, spinta da logiche aziendalistiche di cui non essere completamente fieri.

In questa ottica, con particolare soddisfazione, salutiamo il ripensamento del Comune di Crema sulla concessione d’uso dell’ex Tribunale della città, ad una società immobiliare, esprimendo la volontà di mirare all’attuazione di un presidio socio sanitario territoriale ( Presst ) in accordo direttamente con la Regione e l’ ASST cremasca.

Dopo tante irrisioni, il sindaco e le liste della sua coalizione , sono arrivate a condividere l’opportunità dell’interlocuzione citata, da noi suggerita da oltre un anno e dettagliata ripetutamente per il raggiungimento di obiettivi ben più ampi, compreso il concambio tra l’immobile dell’ex Tribunale di proprietà del Comune di Crema, ed il complesso degli Stalloni, di proprietà della regione Lombardia.

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