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Omicidio Frank, assolto
indiano di Offanengo accusato
di aver fornito l'arma

Nella foto, i due coniugi assassinati

Per l’omicidio dei coniugi bresciani Frank Seramondi e Giovanna Ferrari, freddati nella loro pizzeria da asporto alla Mandolossa, a Brescia, l’11 agosto del 2015, la corte d’Assise d’appello di Milano ha assolto Jasvir Lal, residente ad Offanengo, accusato di aver fornito il fucile a canne mozze usato per il duplice omicidio. A Brescia era stato condannato in primo grado e in appello a cinque anni e quattro mesi di carcere, ma la Cassazione aveva annullato la sentenza non ritenendo sufficienti gli elementi riscontrati.  L’indiano era stato chiamato in causa dal pakistano Muhammad Adnan, l’esecutore materiale dell’assassino che la scorsa settimana ha presentato una richiesta di grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per l’accusa, intorno al 13 aprile del 2015, Gurjeet Singh, di Robecco d’Oglio, condannato definitivamente a sei anni, e Jasvir Lal, avrebbero venduto ai killer il fucile Breda con le dimensioni delle canne alterate per aumentarne la potenzialità e renderne più agevoli il porto, l’uso e l’occultamento. Il duplice omicidio dei due coniugi era stato compiuto a causa di “torti asseritamente subiti in ambito imprenditoriale”. “Superficiali” erano state definite dal difensore di Lal, l’avvocato Stefano Paloschi, le due precedenti sentenze di condanna. “La posizione del mio assistito”, aveva spiegato il legale, “è stata sempre equiparata a quella di Gurjeet Singh, mentre invece non sono affatto confrontabili. Il mio cliente, a differenza dell’altro imputato, non è mai menzionato negli interrogatori, nè nelle intercettazioni, tranne nell’ultimo interrogatorio reso da uno degli autori materiali del delitto”. L’avvocato Paloschi e la sua collega Daniela Vernia avevano sostenuto che su Lal i riscontri per confermare la condanna non erano sufficienti.

Sara Pizzorni

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