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Avantea salverà il rinoceronte
bianco, ma non impedirà alla
burocrazia di rallentare l'Italia

Il governo migliore è quello senza burocrazia, versione personale e aggiornata de “Il governo migliore è quello che governa meno” di Henry David Thoreau. Pensatore ottocentesco di difficile collocazione politica, è conosciuto per Disobbedienza civile, ma soprattutto per Walden. Ovvero vita nei boschi che, in tempi di covid-19, potrebbe essere interessante leggere. Il carico da undici lo mette Cesare Galli, fondatore dell’Avantea Srl, centro cremonese d’avanguardia per lo sviluppo e l’applicazione delle biotecnologie. “La gente comune – spiega – parla un linguaggio e vive in un mondo diverso da quello dei burocrati”. Da due anni Galli aspetta il nulla osta per l’ampliamento strutturale del centro di ricerca. Per ottenerlo servono i timbri di Comune, Provincia, Regione, Arpa. E’ il Gioco dell’oca. Divertente, anche se girano le balle quando capita di arrivare nelle caselle che obbligano a restare fermo un giro o a tornare alla partenza. E per chi lo gioca con la pubblica amministrazione non è neppure divertente. I ricercatori di Avantea salveranno dall’estinzione il rinoceronte bianco del Nord, ma non impediranno alla burocrazia di rallentare lo sviluppo dell’Italia, delle regioni, delle provincie, anche della nostra.

La burocrazia è refrattaria all’ingegneria genetica. E’ impermeabile, inossidabile, infrangibile. E’ tiranna, i cittadini suoi sudditi. La burocrazia è un moloch. Pretende il sacrificio di tempo, denaro, pazienza. Indignarsi è consentito, ribellarsi è giusto, ma inutile, con buona pace di chi nel Sessantotto e dintorni sosteneva questa teoria. Norme, regolamenti, articoli, commi, codicilli, sono loop, labirinto, confusione. Sono frustrazione e spreco. Sono corsa ad ostacoli. Sono passaggi a livello abbassati, treni persi. Sono l’antitesi di un mondo migliore, per dirla con Vasco Rossi. Sono ansiogeni. La semplificazione, come la fede degli amanti, è l’araba fenice. Che vi sia, ciascun lo dice; dove sia, nessuno lo sa.

Promessa in continuazione, la semplificazione non arriva mai. E’ un’illusione. Una dichiarazione d’intenti. Un ologramma. La semplificazione è un baccalà. I riformatori aspettano che qualche coraggioso fuori dal coro attacchi Forte Apache – in realtà un bunker superprotetto – per poi aggregarsi e mettersi la medaglia se viene espugnato. Va avanti tu che mi viene da ridere, intanto i cittadini-sudditi piangono. Di rabbia. La semplificazione, non è anarchia. Non è assenza di regole. E’ buon senso. E’ fiducia nei cittadini. E’ apertura di credito all’intelligenza e al senso civico. E’ credere che non siamo un popolo di bambini. Che non ci serve un regolamento di cinque pagine per spiegarci come fare pipì nel vasino.

La burocrazia se ne infischia di proteste e di incazzature. Imperterrita impone la sua supremazia. Non si muove foglia che la burocrazia non voglia.  La burocrazia non è democratica. La burocrazia è classista. I burocrati una casta.  E veniamo al dunque. Di chi la colpa? Di coloro che con la burocrazia ci campano e hanno interesse a non modificarla. Ma soprattutto della politica e di coloro che la interpretano.  Qualunquismo, disfattismo o qualche altro ismo? D’accordo, ma chissenefrega. Se il re è nudo, perché non dirlo? La verità fa male. Galli e molti come lui aspettano che qualcosa cambi.

Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco Vidolasco

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