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Borghetti, radiologo a Crema:
'Servono TAC, più che tamponi,
per diagnosticare Covid-19'

Il medico, da 34 anni al Maggiore, sostiene che la tomografia computerizzata sia estremamente necessaria per conoscere il quadro clinico dei sintomatici e offrire la cura adeguata, che sia in ospedale o al domicilio.

“Tamponi? la TAC toracica è molto più utile”. A sostenerlo è Maurizio Borghetti, medico radiologo in servizio all’ospedale Maggiore di Crema da 34 anni.

L’epidemia da Covid-19 ha preso alla sprovvista tutti – nonostante molti casi di polmoniti sospette fossero presenti al nosocomio cittadino già a fine dicembre 2019 -. Ora che la situazione si sta lentamente stabilizzando, con qualche segnale positivo in merito ai contagi, molti tra direzioni ospedaliere, politici, ma anche semplici cittadini, chiedono l’esecuzione di ‘tamponi a tappeto’.

“Certo il tampone dà una certezza in più su un paziente. Ma se questo è sintomatico, l’esame diagnostico migliore è la TAC toracica, per due motivi. Azitutto perché è a risposta immediata e, secondo e conseguente, perché si ha immediatamente il quadro clinico del paziente”. In parole semplici da un esame di questo tipo, che senza liquido di contrasto ha una durata di circa 60 secondi, si può evincere immediatamente quanto i polmoni siano compromessi e procedere o al ricovero in ospedale o alla cura farmacologica – se necessaria – presso il domicilio.

Come si capisce, da TAC, se un paziente è affetto da Covid-19? “La patologia principale è la polmonite interstiziale, che si differenzia da quella batterica per diversi aspetti. Colpisce, appunto, gli interstizi tra un alveolo e l’altro; mentre la polmonite batterica attacca principalmente gli alveoli. Inoltre, la polmonite scatenata dal coronavirus crea più focolai ed è bilaterale”.

Ma queste polmoniti esistevano anche prima? “Certo, in misura estremamente minore”. La domanda che sorge spontanea, dunque, è: quante possibilità ci sono, in questo momento, che una polmonite interstiziale non sia dovuta al Covid-19? “Zero. Per questo motivo la tomografia computerizzata è essenziale per definire il quadro clinico dei pazienti con sitnomi. Il tampone – riprende Borghetti – è utile sugli asintomatici venuti a contatto con i malati, nelle Rsa e sul personale medico in prima linea”.

C’è poi la questione dei cosiddetti ‘falsi negativi’, ovvero quei pazienti che, pur con TAC positiva, sintomi (e in alcuni casi ricovero con grave quadro clinco), hanno dato tamponi negativi. “Ribadisco che la miglior diagnostica, in questa fase dell’epidemia, è data dalla TAC, anche per poter trovare la cura adeguata ad ogni paziente”.

Il radiologo riferisce comunque un leggero miglioramento della situazione al Maggiore: “Siamo passati da 100-120 tac positive al giorno a 30. C’è una luce in fondo al tunnel. Nel mio reparto il personale ha retto bene, ora non bisogna mollare. Resta il fatto che Crema, e in generale la provincia di Cremona, ha il più alto indice di contagi, rispetto al numero di abitanti. Comprendo che i territori di Bergamo e Brescia abbiano numeri elevati, ma andrebbero rapportati alla popolazione. Nel Cremasco l’indice è superiore all’1%”.

Il medico, sui propri profili social, ha anche lanciato un hashtag in dialetto: “Dai burdel, che ga la fèm!” per incoraggiare gli amici e i colleghi.

Ambra Bellandi

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