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La farmacista Erica Denti:
'Siamo in prima linea, ma senza
protezioni né riconoscimenti'

Erica Denti, direttore dalla farmacia XX settmebre

“Il mio lavoro è sempre stato una missione, mi piace proprio essere farmacista… già all’età di 6 anni sognavo di esserlo, di essere utile a chi ne ha bisogno”. Inizia così la testimonianza di Erica Denti, direttore della Farmacia XX settembre in città a Crema. “In questo periodo difficilissimo – spiega – durante il quale questa inaspettata pandemia sta distruggendo famiglie, quartieri e l’intera regione e nazione il farmacista è in prima linea. Siamo esposti al contagio, basti pensare a quante persone transitano in una farmacia: anche fino a 500 accessi, ma lo spirito non cambia (adottando tutte le misure per il contenimento dell’epidemia, recuperando mascherine ove possibile, insegnando ai clienti le regole) e la sera si rientra alle 20 distrutti nella speranza di non essere entrati in contatto con questo insidioso virus per non contagiare chi ci aspetta a casa a braccia aperte”.

Anche perché le protezioni non sempre ci sono: “I farmacisti lavorano senza se e senza ma, non devono ammalarsi, non hanno ancora visto arrivare una mascherina per lavorare in sicurezza,  fanno 12 ore filate per non venire meno al servizio ai cittadini anche quando la farmacia ha meno colleghi presenti”. “Con gli ospedali al collasso – aggiunge – e i Pronto Soccorso da evitare se possibile, la maggior parte dei medici lavorano al telefono e comunque limitano le visite quindi tutte le persone con febbre, tosse, raffreddore, mal di gola, a volte anche la febbre, panico e ansia si rivolgono proprio a noi farmacisti”.

Denti però si domanda: “Se una farmacia chiudesse causa coronavirus, e poi un’altra e un’altra ancora cosa succederebbe? Nessuno se lo chiede? Senza farmacisti dove andremmo a rifornirci dei medicinali che ci servono? A chi ci si rivolgerebbe per le emergenze quando i medici non ci sono, chi ci ascolterebbe quando abbiamo dubbi o solo per avere una parola di conforto?”. “Non ci serve – spiega – essere chiamati eroi, ma serve almeno un poco di riconoscenza. Spesso subiamo vessazioni e a volte questa maleducazione è quella che ci toglie il fiato…non la meritiamo”.

La farmacista quindi racconta: “Se non consegnano le mascherine da vendere siamo bugiardi perché avendole ordinate dobbiamo garantirle e chi se ne importa se non ne abbiamo manco per noi. Se le abbiamo e le vendiamo siamo ladri perché prima costavano meno peccato che nostra volontà non è arricchirci vendendo mascherine a prezzi differenti. Se stanchi ed esausti perché con l’unica mascherina che abbiamo e che stiamo usando da troppi giorni ci fermiamo a bere un bicchiere d’acqua per prendere il respiro ci danno dei fannulloni…questo non è giusto”.

Denti infine conclude: “Direi che ci è dovuto almeno un po’ di rispetto perché il nostro lavoro non lo facciamo per arricchirci ma per passione, superando paure e stanchezza e rischiando anche un po’. Un grazie ed il mio rispetto vanno anche a tutte le altre professioni sanitarie e non, quelle che ogni giorno instancabilmente lottano per vedere la fine di questo duro periodo con l’augurio di uscirne a testa alta ricordandoci quanto abbiamo fatto tutti insieme”.

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