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Case di riposo controcorrente:
accesso vietato ai parenti
e centri diurni chiusi

Case di riposo blindate alle visite. Le 30 strutture del territorio cremonese hanno deciso, in una riunione collettiva, di chiudere completamente ai parenti degli ospiti, salvo casi eccezionali. Questo nonostante la direttiva regionale stabilisse di consentire l’accesso ad un solo parente per ogni ospite. “In queste settimane il prefetto ha organizzato tavoli istituzionali senza mai coinvolgerci, e noi ci siamo sentiti un po’ in balìa degli eventi, per cui abbiamo deciso di coordinarci per conto nostro” spiega Walter Montini, presidente dell’Arsac di Cremona, che ha presieduto la riunione. “Poi è arrivata la comunicazione di Ats, con le direttive regionali”. Direttive che però ai direttori delle case di riposo non sono piaciute: “Abbiamo deciso di vietare gli accessi, salvo ovviamente casi eccezionali. Se qualcuno si presenta per visitare un parente, verrà valutato caso per caso. Lasciare l’accesso libero significherebbe controllare tutti coloro che entrano, provargli la temperatura, verificare se si sono recati in zone contaminate e con chi sono venuti in contatto. Tutto ciò non è fattibile, ovviamente. Per questo abbiamo deciso di andare controcorrente”.

Chiusi, da domani, anche i centri diurni, che dovrebbero riaprire martedì prossimo, salvo diverse comunicazioni: “Si tratta di situazioni delicate, dove gli ospiti vengono portati avanti e indietro, e non ci è possibile verificare se i loro parenti hanno avuto contatti a rischio” spiega ancora Montini. “Dovremo anche attrezzarci per avere anche degli aiuti: tutti si preoccupano delle aziende, ma nelle nostre strutture non abbiamo le mascherine protettive da dare ai dipendenti, perché non si trovano” evidenzia ancora Montini. “Ora manderemo all’Ats e ai sindaci dei Comuni interessati una lettera in cui comunicheremo le nostre decisioni”.

LA LETTERA

LaBos

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