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Il Rotary Crema assegna al
vescovo Gianotti l’onorificenza
Paul Harris Fellow'

Tra le motivazioni, il progetto Amahoro in Rwanda e, con il Club cittadino, in Costa d’Avorio

A mons. Daniele Gianotti, guida episcopale della diocesi di Crema, fervido e tenace costruttore di una Chiesa amica, ospitale, che non esita a proclamare la propria Fede, che sa anche accogliere i dubbi e le paure, che sa piangere con chi piange e gioire con chi gioisce: una Chiesa con la fisionomia della Casa di Betania”. Questa la motivazione (che richiama il finale della prima omelia del neopresule nella nostra Cattedrale) letta dalla presidente del Rotary Club Crema, Simona Lacchinelli, nel consegnare al vescovo la “Paul Harris Fellow”, la massima onorificenza rotariana.

Il pastore della diocesi, invitato dal club per ricordare la figura del missionario cremasco, padre Alfredo Cremonesi, recentemente riconosciuto Beato dalla Chiesa, nel ringraziare per il prestigioso riconoscimento, ha sottolineato la collaborazione ricevuta dal Club nell’ambito dell’organizzazione della cerimonia di beatificazione e ha auspicato che il rapporto tra il Rotary e la diocesi, da sempre molto stretto e fattivo, possa proseguire anche in futuro. Al riguardo vi è già un nuovo progetto a cui il Club, che quest’anno festeggia il 70mo di fondazione, sta lavorando in collaborazione con la Caritas diocesana: la costruzione di una nuova scuola elementare a Gbanhui in Costa d’Avorio. Un continente dove il club ha già operato nel 1984, grazie alla presenza nel Benin di Francesco Colombo, socio del Club, dove venne riattivato l’ospedale di Dogbo, (con l’aiuto anche di altri soci, tra cui Francesco Dal Negro e Emilio Pedrinazzi) ancora oggi operante con il nome di Hopital Saint-Camille.

Mons. Gianotti ha annunciato che tra alcune settimane partirà per la Birmania per raggiungere i luoghi del servizio missionario del Beato Cremonesi, dove celebrerà la Santa Messa nel suo nome e ricordo. La vicinanza e il sostegno all’attività missionaria, fa parte del vissuto personale di don Daniele, sia come parroco sia come responsabile dell’attività missionaria della diocesi emiliana da cui proviene (fu tra i promotori del progetto Amahoro in Rwanda). E proprio tale intima compartecipazione allo spirito di servizio dei confratelli che portano la parola di Dio nel mondo è emersa spontaneamente dal fervore, dall’intensità emotiva con cui ha narrato la vita e le opere del sacerdote cremasco ucciso il 7 febbraio 1953 dai militari governativi con cui paradossalmente non aveva contrasti. Una morte “in odio della fede”, una delle motivazioni della beatificazione.

Concludendo l’incontro, il vescovo ha voluto anche ricordare padre Macalli, il missionario rapito un anno e mezzo fa in Niger e di cui non si hanno notizie. Salutando i soci ha rinnovato l’esortazione a trarre forza, insegnamento, esempio dall’entusiasmo e dall’altruismo dei missionari, auspicando che la collaborazione con i Club di servizio come il Rotary sia sempre più feconda e proficua per il bene della Comunità.

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