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Inner Wheel sostiene due
interventi di restauro del
patrimonio artistico cremasco

L’Inner Wheel, ancora una volta, si mostra vicino e attento al patrimonio storico artistico di Crema ed al Museo civico che lo conserva, lo tutela e lo promuove. Alla conferenza stampa hanno partecipato, oltre all’Assessore alla Cultura Emanuela Nichetti, anche la Presidente del’Inner Wheel Club Crema Erika Dellanoce Brandle accompagnata da alcune socie.

l’Inner Wheel conferma infatti la propria attenzione alla cura del patrimonio della città intervenendo a favore del recupero di importanti beni storici artistici, come è stato ad esempio per il restauro delle lunette e degli strappi d’affresco del vestibolo d’ingresso della Sala Pietro da Cemmo sostenuto nel corso del 2018.

Fra il 2019 ed il 2020 l’Inner Wheel sosterà infatti due importanti interventi:

– Il primo riguarda il restauro conservativo e la messa in sicurezza degli intonaci di quattro sottarchi del chiostro meridionale dell’ex convento di Sant’Agostino. Si tratta degli unici fornici a presentare ancora una decorazione ad affresco, databile alla fine del Quattrocento, con motivi geometrici e vegetali.

– Il secondo riguarda invece il restauro e la messa in sicurezza e la musealizzazione di una epigrafe ritrovata in una roggia in un comune del Cremasco di cui, per ragioni di sicurezza, non è possibile al momento precisare il nome.  Questo intervento particolarmente impegnativo comprende anche il recupero dal corso d’acqua, la messa in sicurezza ed il restauro.

“Quest’anno il nostro Club” dichiara la Presidente Erika Dellanoce Brandle, “ha deciso di proseguire il discorso iniziato sotto la Presidenza di Rosangela Ogliar Badessi per la conservazione del nostro patrimonio storico-artistico. Ci sono stati proposti due interventi urgenti che abbiamo deciso di sostenere. Insieme a tutte le socie sono felice di poter contribuire a restituire un pezzo della sua storia alla città che amiamo e che siamo sempre orgogliose di mostrare alle amiche degli altri Club Inner Wheel. Recentemente abbiamo ospitato le innerine del Club Milano Castello e del Brescia Vittoria Alata che, pur arrivando da città importanti, si sono stupite nel vedere quanta ricchezza storica ha da mostrare Crema. Con questo intervento intendiamo proseguire nel filone del restauro che, sono convinta, ci vedrà impegnate anche nel futuro”

L’epigrafe di epoca veneta

Nell’aprile del 2018 il personale del Consorzio di Bonifica Dunas informava il Museo Civico di Crema e del Cremasco di aver individuato, durante i lavori di manutenzione di una roggia nel Cremasco, un cippo in marmo recante un’iscrizione. Il conservatore del Museo recatosi sul posto insieme a Nicoletta Cecchini, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova, provvedeva a fotografare il cippo e ad avviare lo studio dell’iscrizione latina. L’esistenza dell’epigrafe era già stata segnalata da Valerio Ferrari in una pubblicazione del 2008, ma all’epoca non si era potuti intervenire con una messa in sicurezza del reperto. Fra i vari studiosi consultati, va a Federico Riccobono (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) il merito di aver svelato il mistero dell’epigrafe. Lo storico dell’arte ha infatti individuato nel diario di un viaggiatore inglese, Phillip Skippon, pubblicato nel 1745, la descrizione del cippo.

La pietra si trovava a Crema, presso il ponte del Serio e poggiava su un sostegno piramidale. Sopra si trovava una figura, purtroppo non descritta. La trascrizione riportata dal diarista permette di completare l’iscrizione oggi non leggibile perché mutila nella parte superiore e interrata in quella inferiore. La traduzione potrebbe suonare, più o meno: «Badate tutti a non danneggiare alcunché con la mano o con la lingua, di nascosto o con la forza, poiché sconterete le pene meritate. 1545». Trattandosi di un’opera eseguita in epoca veneta, possiamo ipotizzare che la figura presente alla sommità fosse un leone di san Marco oppure il ritratto di un podestà. Perché il cippo a un certo punto è stato rimosso e reimpiegato come sostegno della ruota di un mulino (oggi non più esistente) in una roggia? Non abbiamo certezze, possiamo ipotizzare che al termine del governo veneziano, l’iscrizione non avesse più ragione d’esistere e quindi il cippo sia stato reimpiegato come materiale da costruzione. Si tratta in ogni caso di una tipologia di iscrizione che non ha trovato al momento altri riscontri nel territorio della Repubblica di San Marco.

In accordo con la Soprintendenza, per garantire la conservazione dell’epigrafe e la sua fruizione, si è deciso asportarla dalla roggia e collocarla nel chiostro settentrionale del Museo Civico di Crema e del Cremasco. L’operazione, in programma nei prossimi mesi, è resa possibile dalla disponibilità del Consorzio di Bonifica Dugali – Naviglio-Adda Serio che metterà a disposizione uomini e mezzi per l’estrazione e il trasporto e dalla generosità dell’Inner Wheel Club di Crema che sosterrà i costi per il restauro e la realizzazione dell’allestimento espositivo.

I lavori di restauro, in attesa di approvazione da parte della Soprintendenza, saranno affidati allo Studio Restauro Beni Culturali s.a.s. di Paolo Mariani & C..

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