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Provincia, ricorso della Lega:
'dichiarazioni mendaci'.
Pd: 'Ricostruzione surreale'

Si aggiunge un altro capitolo alla saga della presidenza della Provincia, dopo l’emanazione del decreto che fissa nuove elezioni per il 23 novembre. E’ arrivato all’ente il decreto di fissazione dell’udienza con comparizione delle parti per il 12 dicembre prossimo (la data circolava già nell’ambiente dei consiglieri), per discutere il ricorso presentato dall’esponente della Lega Nord Simona Sommi contro l’elezione di Signoroni. Il ricorso (esattamente “azione popolare in materia elettorale”) è stato redatto da uno degli avvocati di via Bellerio, Raffaella Bordogna, di Bergamo, i cui contenuti erano stati anticipati dalle segreterie provinciali di Cremona e Crema: in sintesi, Signoroni era ineleggibile e la presidenza spetta all’altro contendente, Rosolino Bertoni. Nel ricorso si fa riferimento alla “mendace dichiarazione” di Signoroni quando, nel presentare la propria candidatura il 1 agosto scorso, “dichiarava di non trovarsi in alcuna delle condizioni di incandidabilità né di ineleggibilità” previste dalle leggi. Come ormai noto, Lega e Forza Italia ritengono che la vicepresidenza dell’Ato lo facesse rientrare proprio in queste condizioni; mentre i sostenitori di Signoroni hanno sempre obiettato che la carica era puramente di rappresentanza e non aveva effetti operativi.

Invece secondo l’avvocato della Lega, “non si può non comprendere che nella veste di presidente della Provincia il Signoroni possa incidere in toto sulla gestione di Ato, per di più con poteri di nomina dei membri del CdA di una azienda speciale pubblica posta appunto sotto l’indirizzo e controllo della Provincia”. Viene poi citato il Consiglio di Stato che in caso di ineleggibilità ha escluso l’annullamento delle operazioni elettorali, “ma ha ritenuto invece che si debba procedere alla surrogazione della persona non eleggibile o non candidabile”. Per il principio della “conservazione degli atti”, pertanto, “dovrà essere proclamato vincitore delle elezioni” il signor Rosolino Bertoni.

Il commissario provinciale di Cremona della Lega, Fabio Grassani, ha già annunciato in mattinata la volontà di presentare ricorso anche contro il decreto che indice nuove elezioni, non ritenendo valido alcun atto emesso dalla vice presidenza. “Sarà il giudice a stabilire se gli atti emessi dal vicepresidente Azzali sia legittimo o no”, spiega. “Noi continuiamo a ritenere che non lo siano e saremmo anche disposti ad accettare la vicepresidenza di Azzali in attesa dell’udienza del 12 dicembre, purchè ci coinvolga nelle decisioni. Invece qui vediamo che le decisioni vengono prese unilateralmente, senza consultarci. E si continuano ad emettere atti che potrebbero essere dichiarati illegititmi dopo il 12 dicembre, ultimo la designazione del consigliere di Fondazione Sospiro”.

Tesi rispedite al mittente dai consiglieri  Roberto Barbaglio, Stefania Bonaldi, Giovanni Gagliardi, Alex Severgnini, Diego Vairani (tutti Pd o civici di centrosinistra; oltre che da Simone Beretta) anche perchè ormai “l’oggetto del ricorso peraltro sembrerebbe essere venuto meno, date le dimissioni di Mirko Signoroni”.

“La decisione delle dimissioni di Mirko Signoroni e della reggenza di Rosolino Azzali quale vice per accompagnare l’Ente a nuove elezioni ci pare la più corretta sotto un profilo formale e sostanziale”, continuano i consiglieri. “Un atto di rispetto nei confronti dell’Ente, degli amministratori – elettori e soprattutto dei cittadini.
Signoroni aveva vinto la competizione elettorale sul campo, con nettezza, ma di fronte a una condizione ostativa formale, che obiettivamente poteva compromettere la tenuta amministrativa e politica dell’Ente, ha messo a disposizione il proprio mandato in nome di un principio di correttezza e di rispetto e la parola ora deve essere necessariamente ridata agli elettori.
Altre ipotesi avanzate in questi ultimi giorni, veicolate anche tramite un parere legale largamente opinabile, reso da professionista la cui terzietà è quanto meno dubbia, data la lunga militanza nella Lega Nord, non acquisito con le formalità amministrative necessarie e comunque non vincolante, sono semplicemente surreali.
Non siamo in una competizione sportiva in cui, se il primo atleta viene squalificato, la medaglia d’oro viene assegnata al secondo. La democrazia è un poco più complessa, e anche rispettosa dei numeri e delle proporzioni. Qui c’è in gioco un decisivo criterio di rappresentanza politica che va tenuto in considerazione, Rosolino Bertoni non è stato eletto presidente, aveva perso la competizione diretta con Signoroni. La parola deve tornare agli elettori, senza se e senza ma.
Questo il risultato finale del percorso delle scorse settimane, che rimette in discussione l’esito finale delle elezioni provinciali e riconsegna la parola agli amministratori della nostra provincia, percorso che come consiglieri provinciali abbiamo deciso di sostenere con convinzione, assumendoci appieno le nostre responsabilità. Sgombrando il campo da equivoci, dietrologie, strumentalizzazioni e rispondendo a un criterio di correttezza, prudenza, tutela del primario interesse dell’Ente Pubblico e certezza degli atti emanati”.

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