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‘I Mondi di Carta’: messaggio
di pace e accoglienza
nell’opera di Guerresi

È Black hands with the light signs dell’artista italo senegalese Maïmouna Guerresi, la scultura-simbolo della settima edizione del Festival “ i Mondi di Carta”, che ha quale tema “ Non si butta via niente”, particolarmente attuale in un’epoca caratterizzata spesso dallo spreco alimentare. L’inaugurazione di questo pomeriggio è stata accompagnata dai brani del Corpo Bandistico Giuseppe Verdi di Ombriano e si è svolta presso lo spazio Zaninelli in piazza Duomo, con la partecipazione dei soci de “ i Mondi di Carta” con in testa il presidente Enrico Tupone, della sindaca Stefania Bonaldi, del presidente della Pro Loco Vincenzo Cappelli e della stessa artista.
Mani unite. Due mani nere intrecciate a formare, un grembo, solcate da due linee bianche: la scultura di  Maïmouna Guerresi, realizzata in bronzo patinato in collaborazione con lo Studio Copernico, evidenzia “la grande creatività dell’artista”, ha detto il presidente Cappelli presentandola. Nelle opere della Guerresi esposte in tutto il mondo dalla Germania agli Stati Uniti, un filo comune è sempre presente ed è rappresentato dai messaggi profondi che le sue opere intendono veicolare. “Accostare e accogliere, incontro generatore di vera umanità, con queste mani unite a formare un grembo e poi le due linee bianche, che ci impongono di cercare un’altra parte di verità, di gettare lo sguardo oltre, per conoscere un’altra realtà, seppur diversa. Un grande messaggio di pace e accoglienza”, ha concluso Cappelli.
Donare e ricevere. “Ci sono tanti modi per amare la città e “ i Mondi di Carta” con il suo modo accattivante ormai ci abitua così bene che diventa difficile superare le edizioni precedenti”, ha detto la sindaca, esprimendo il ringraziamento per il grande sostegno all’iniziativa garantita da molti  sponsor. Maïmouna Guerres i autodefinendosi artista multimediale, si è detta onorata di essere a Crema: “Due mani unite e l’idea di corpo unico, una forma modellata in tutti i suoi lati, ed in questa posizione, con questa forma di scodella, di nido, accoglie, dona e riceve nello stesso tempo”.
Ilario Grazioso

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