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Caos elezioni in Provincia,
emblema di una classe
politica inadeguata

di Antonio Grassi

«Sarà una risata che vi seppellirà». La battuta attribuita all’anarchico Bakunin, resa iconica all’inizio del secolo scorso dalla foto di un sindacalista durante uno sciopero a Parigi, ripresa nel 1977 dall’ala creativa del Movimento, viene riproposta in queste settimane dall’elezione del presidente dell’amministrazione provinciale. Ma è una risata triste. Un ossimoro. Una risata di sdegno. Di rabbia. Di impotenza per lo spettacolo indecoroso. Una risata sarcastica e senza speranza. Di condanna per chi l’ha provocata.
Non sono gli anarchici, i sindacalisti, gli studenti a seppellire con una risata il potere insieme alle istituzioni e agli uomini che lo rappresentano e lo amministrano. Al contrario, sono gli stessi uomini che dovrebbero rappresentarlo che si autoseppelliscono di risate. Di ridicolo. Ma non c’è nulla di divertente e di gioioso. Non c’è nulla per cui brindare. E’ il mondo che gira al contrario. Per parafrasare Troisi, non resta che piangere. Di rabbia.
E’ la risata amara per l’inesistenza nella nostra provincia di una classe politica degna di questo nome. Una classe politica inadeguata e arruffona. Superficiale e pressappochista. Ma anche una risata di resa per lo scarso spirito di appartenenza, per la divisione in parrocchie, sottoparrocchie, per la massima attenzione alle poltrone e la minima per il bene comune che però è molto citato, maglia rosa nei discorsi ufficiali.
Inutile cercare i colpevoli e fare processi per quanto accaduto. La causa del disastro è endemica. Si trascina da anni. La vicenda surreale dell’elezione del presidente della provincia è la manifestazione acuta di una malattia cronica dall’esito infausto per il territorio. Si troverà la soluzione al caos. Si eliminerà il sintomo, ma non il morbo.
Se si andrà a nuove elezioni. I partiti decideranno i candidati presidenti, lo comunicheranno ai consiglieri comunali elettori. Racconteranno di avere interpellato anche le liste civiche e una manciata di giorni prima inviteranno gli stessi sindaci elettori a conoscere il prescelto in assemblee formali e prive di una vera dialettica e, chissà, forse questa volta non si dimenticheranno di verificare se l’uomo del destino sia eleggibile o meno.
Se non si andrà a nuove elezioni, entreranno in campo i Cristiano Ronaldo del diritto, si spenderanno quattrini pubblici in pareri e contro pareri legali. I cittadini non capiranno quello che succede. I più miti scuoteranno la testa. I più incazzati manderanno a fottersi indistintamente tutti i politici che, a loro volta, accuseranno di populismo i tapini che hanno osato metterli in discussione. Ma che importa? Tutto va bene madama la marchesa.
Intanto la provincia di Cremona è sempre più marginale, il Cremasco sempre meno omogeneo e i cittadini dopo quaranta giorni dalle elezioni attendono di conoscere il nome del presidente. Sarà una risata che vi seppellirà, in una valle di lacrime. In una provincia di lacrime.

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