Cronaca
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Anche due cremasche sotto misura cautelare nell'indagine lodigiana Fake Onlus

Ci sono anche due cremasche tra le 11 persone sottoposte a misure cautelari di vari entità nell’ambito dell’indagine Fake Onlus, coordinata dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ed eseguite questa mattina dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Lodi. Elena Dilda, castelleonese ora residente a Treviglio, di 54 anni; e Katia Pinto, 46enne di origini calabresi, ma residente a Chieve. Entrambe risultano tra i destinari del provvedimento.

Al centro dell’indagine, una truffa che sfruttava gli introiti derivanti dalle convenzioni con la Prefettura di Lodi per l’accoglienza ai migranti: i soldi venivano girati su conti correnti personali e non utilizzati per le finalità previste nelle convenzioni stesse. Le cooperative sono consorziate nella onlus  ‘Area Solidale’, di cui fanno parte anche le onlus Amici di Madre Teresa Giuliani, Volontari senza frontiere e Milano solidale.

Dalle 650 pagine dell’ordinanza, che prende in analisi conti bancari e intercettazioni telefoniche, emerge la fotografia di una vera e propria associazione a delinquere che tramite prestanome e stratagemmi si assicurava la transazione illecita di corposi flussi finanziari. L’accusa rivolta ai responsabili delle onlus è di aver utilizzato quasi tutto il denaro destinato alle attività previste in convenzione, per scopi diversi e con legami anche con soggetti legati alla ‘ndrangheta.

Dilda avrebbe avuto un ruolo in quanto “partecipe, consigliere e vice presidente del Consiglio di amministrazione dal 15 settembre 2014 al 22 febbraio 2016 e rappresentante legale del Consiglio di Amministrazione, dal 22 febbraio 2016 al 12 luglio 2016 del Consorzio Area Solidale nonché vice presidente del consiglio di amministrazione dal 7 febbraio 2018 della “Amici di madre Teresa Giuliani” nonchè prestanome di Giaconi Daniela e percettrice di denaro dai conti delle onlus”.

Pinto è stata tra gennaio e marzo 2018 rappresentante legale di ‘Milano Solidale’, e in precedenza consigliere di Volontari senza Frontiere. Avrebbe rappresentato, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, “il trait d’union” tra le due onlus con “il compito di interfacciarsi formalmente con organi e funzionari prefettizi, determinare la documentazione fittizia necessaria per assicurarsi il profitto”.

Nello specifico, alla Dilda vengono attribuiti 18 capi d’imputazione (su un totale di 21) e applicata la misura cautelare di obbligo di dimora nel comune di residenza. Per la Pinto i capi d’imputazione sono 8 e per lei sono scattati gli arresti domiciliari.

 

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