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Legge sicurezza: dibattito
in Consiglio. A maggioranza
passa mozione del sindaco

Discussione accesa in consiglio comunale per le mozioni presentate riguardo la ricaduta sui territori della Legge Sicurezza del 1 dicembre 2018. La prima, presentata dal consigliere di Minoranza Emanuele Coti Zelati (La Sinistra) aveva valenza “puramente politica”, come da lui stesso sottolieato. L’altra, proposta dal sindaco Stefania Bonaldi, aveva invece finalità di “aderire e sostenere l’iniziativa del sindaco volta a risolvere i conflitti normativi sollevati dall’entarta in vigore di questa Legge”.

In particolare il sindaco si è soffermata sull’articolo 13 della norma che, pur considerando il permesso di soggiorno per la richiesta di asilo un documento di riconoscimento ai sensi del DPR n. 445 del 28 dicembre 2000, successivamente dispone che il medesimo non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica. “l’eliminazione dei permessi per motivi umanitari e del diritto di residenza ai richiedenti asilo determina problemi interpretativi ed applicativi anche in materie di competenza regionale quali la salute, l’assistenza sociale, il diritto allo studio, la formazione professionale e l’edilizia residenziale”.

“C’è l’impossibilità per il sindaco di impugnare la legge e investire la consulta della Corte Costituzionale (possibile solo se chiamati innanzi un giudice per un caso concreto)”. Il sindaco ha approfondito il tema seguendo pareri legali e la Dottrina, secondo i quali la Legge Sicurezza non abolirebbe il diritto del soggetto all’iscrizione anagrafica, ma si limiterebbe invece ad operare una serie di precisazioni, che sono le seguenti: va considerata abolita la “procedura semplificata” introdotta dalla legge Minniti (che crea un automatismo per cui il permesso di soggiorno è titolo di iscrizione anagrafica), restando però la procedura ordinaria. E cosa si intende per ordinaria? Quella solita dei comuni: si stabilisce l’effettivo domicilio stabile di una persona, con un controllo della PL. Visto che il permesso di soggiorno non è titolo per dimostrare la regolarità di esso, ma possono esserlo il Modello C3 o altri modelli simili rilasciati dalla Questura, per la residenza occorrono elementi oggettivi (lo stare in questa città), soggettivi (la volontà di starci), e nel caso dello straniero la regolarità.

La circolare del 7 marzo emanata dal sindaco di Crema adotta questa interpretazione costituzionalmente orientata, che si conforma ai principi generali del nostro ordinamento. In parole semplici: l’unico modo di applicare la legge Sicurezza senza discuterne la costituzionalità è interpretare in senso costituzionale l’art. 13. Il sindaco ha così ideato questo metodo: sottoscrive personalmente in qualità di Ufficiale Anagrafe le iscrizioni anagrafiche dei richiedenti e le invia alla Prefettura per rispetto delle forme e della legge.

Un modus operandi che ha lasciato perplessa buona parte del centrodestra. In particolare il capogruppo della Lega Andrea Agazzi: “Lei è a fianco dei più deboli, ma solo se sono stranieri – ha attaccato – Questo decreto non è contro qualcuno e Salvini non è un rozzo ignorantello della prima ora. Io lo ringrazio per questa Legge, perché è impensabile lasciare un grande Paese come il nostro alla mercè delle Ong che, proprio per definizione, da sempre aiutano queste persone a casa loeo”.

Più moderato Antonio Agazzi, che riconosce le criticità della Legge, “sulla quale ha espresso preoccupazione anche l’Onu. Non vogliamo accodarci alla posizione dei singoli sindaci, ma neppure fingere che non ci siano perplessità sul tema”.

La mozione del capogruppo de “La Sinistra”, in seguito anche a un acceso scontro con Jacopo Bassi (Pd), è stata bocciata. Passata invece quella proposta dalla Bonaldi, con l’ok della Maggioranza e di Coti Zelati. Astenuti i consiglieri di Forza Italia e Enrico Zucchi. Contrari; contrari Agazzi (Lega), Sandro di Martino (Polo Civico) e Draghetti (M5s).

ab

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