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Associazione Donne
contro la violenza:
il rapporto 2018

Presentato presso la sede di via Mercato il rapporto 2018 del Centro Antiviolenza dell’Associazione Donne contro la violenza onlus: una fotografia del fenomeno della violenza alle donne, grazie all’elaborazione dei dati raccolti dalle volontarie Cristina Ferla ed Elena Vailati e presentate dalla psicologa Paola Uberti. Un lavoro certosino, che ha messo insieme le numerose attività che l’Associazione cremasca realizza nel territorio e dal quale emerge una duplice situazione: se da una parte aumentano le denunce, segno che c’è maggiore apertura, maggior riconoscimento del lavoro del mondo dell’associazionismo, maggiore presa di coscienza delle stesse donne in difficoltà, dall’altro il fenomeno della violenza alle donne continua ad essere presente nel territorio, ragion per cui ogni momento di sensibilizzazione è utile per interrogarsi sulle motivazioni che spingono alcuni uomini a porre in essere certi comportamenti e certe azioni. La presentazione dei dati ha visto la presenza delle volontarie, dell’assessore alla cultura Emanuela Nichetti, del consigliere regionale Matteo Piloni, ed è stato introdotto dalla presidente dell’Associazione, Lucia Gravaghi per la quale la diffusione della cultura del rispetto e l’attività di prevenzione a partire dalle scuole, rientrano tra la mission che si propone di portare avanti l’Associazione.

Attività. L’accoglienza è il punto centrale dell’azione del Centro Antiviolenza: 374 i colloqui individuali nello scorso anno, 128 le telefonate, poi destinate a interventi personalizzati, dall’assistenza legale, alla consulenza psicologica, ai gruppi di mutuo aiuto. Da un confronto con i dati dell’anno precedente, gli invii al Centro da parte delle Forze dell’Ordine sono quasi raddoppiate, sintomo di apprezzamento dell’attività del Centro e di buon inserimento nella Rete presente nel territorio. Un numero significativo è quello complessivo di donne che dal 1990 al 2018 hanno trovato aperta la porta dell’Associazione: 1762.

Donna e condizione economica. Scorrendo le rappresentazioni grafiche dei dati elaborati da Paola Uberti, la fascia di età maggiormente interessata alle violenze, è quella compresa tra i 38 e i 47 anni, anche se non mancano ragazzine di 18 anni e ultrasessantenni. Altro elemento, la trasversalità quanto a origine sociale, etnica, condizione lavorativa delle donne vittime di violenza, che consente di andare oltre alcuni pregiudizi. Quanto alla condizione lavorativa, un elemento ricorrente è la precarietà di molte vittime: “Quando una donna si rivolge a noi, spesso ha anche bisogno di supporto per l’affitto e tutto il resto” aggiunge la presidente Gravaghi, perché se i contratti di lavoro sono sempre più precari, diventa molto complicato anche esporsi.

Aumentano le denunce. La tipologia del maltrattamento è diversificata: si va da quello psicologico, primo e più subdolo che ne rallenta l’uscita – sottolineano le componenti dell’associazione – a quello fisico, economico, stalking, sessuale. Le denunce registrate sono state 46, delle quali 6 ritirate. Altro capitolo importante è quello relativo ai casi di donne con figli che hanno evidenziato episodi di violenza (69), dei quali 46 con casi di violenza assistita dai figli minori. Un aspetto non marginale secondo Gravaghi e Uberti: non si tratta solo di assistere al litigio dei genitori, ma esso stesso diventa fattore di rischio per la componente del benessere psicologico del minore che assiste, e vede compromessa la capacità in futuro di gestione della rabbia, con il pericolo eventuale di ripetere esperienze simili.

Chi maltratta. Spesso il partner, italiano nel 76% dei casi analizzati, che evidenzia l’atteggiamento di potere e controllo sulla donna. Quanto all’aspetto legato al reddito, rispetto alle donne, l’uomo maltrattante nella fotografia dell’Associazione Donne contro la violenza, appare avere nella maggioranza dei casi, un contratto di lavoro a tempo indeterminato, motivo che evidenzia la difficoltà ulteriore per la donna di uscire dalla violenza. Dai dati descrittivi raccolti, la donna vive in una situazione più svantaggiata rispetto all’uomo, la cui condizione di persona che può presentare dipendenze, disturbi, precedenti penali, diventa elemento aggravante, concausa delle violenze, non motivazione principale.

Ilario Grazioso

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