Doppia genitorialità, mozione di Forza Italia. Il sindaco: 'Direzione della vita, sempre'
“Ho agito in qualità di Ufficiale dello Stato Civile, competenza che afferisce al sindaco quale Ufficiale di governo e che dunque non chiama in causa la collegialità di una giunta o di un consiglio comunale”. Questa la risposta del sindaco Stefania Bonaldi alla mozione presentata da Forza Italia riguardo la decisione di registrare due padri per dei gemellini nati oltreoceano.
La mozione, protocollata lo scorso giugno, sottolinea come “la firma del sindaco non ha alcuna rilevanza giuridica ed è stata presa senza alcun confronto democratico e senza tenere conto di sensibilità differenti”. Il gruppo formato da Antonio Agazzi, Simone Beretta e Laura Zanibelli chiede dunque che l’atto venga annullato e anche un parere del vicesindaco Michele Gennuso, in quanto ha ricoperto il ruolo di presidente del Consultorio Diocesano.
In Consiglio ne è scaturito un dibattito sul tema che ha coinvolto in particolar modo le Minoranze. “Quale diritto mancava ai bambini? Quale hanno acquisito? In assenza di un quadro normativo certo, questo tema non può portare a dividere una città tra chi è bravo e chi è cattivo”, ha commentato Zanibelli.
Il capogruppo della Lega Andrea Agazzi ne fa una ‘battaglia’ che va oltre l’ambito comunale: “Ci si impegna molto a difendere il diritto alla morte, ma non quello alla vita. E chi cerca di farlo, viene additato come retrogrado. Io voterò a favore della mozione – ha dichiarato – perché trovo che la difesa dell’identità famiglia, base sulla quale si poggia la nostra società, sia un’assunzione di responsabilità”. Di parere opposto Jacopo Bassi (capogruppo Pd), che difende l’atto del sindaco: “Come si fa, nel 2019, a rinnegare la civiltà e voler tornare allo stato di natura? La famiglia ha conosciuto innumerevoli evoluzioni lungo la storia. Aggrapparsi al passato per paura di perdere punti di riferimento è una triste prova della crisi del nostro tempo, sociale, ma anche culturale”.
Sul tavolo anche la questione dell’utero in affitto, “che in Italia è illegale”, ha ricordato Zanibelli. Una pratica aberrante, come l’ha definita Antonio Agazzi: “Ci sono leggi del Parlamento, ma il sindaco deve fare la prima della classe e andare oltre. Comunque nessuna norma renderà possibile ciò che in natura non è possibile. Esiste l’amore omosessuale, ma non la famiglia omosessuale”.
Il sindaco, da parte sua, ha sostenuto di essere andata in direzione della vita, sempre e comunque. “Chi sostiene che ogni bambino deve avere un padre e una madre, dice il vero, ma chi pretende che questa debba essere l’unica configurazione possibile, dovrebbe spiegarlo davanti al mondo intero”.
A rafforzare la propria posizione, la Bonaldi ha sottolineato che tribunali esteri e altri amministratori hanno agito nello stesso modo: “Non c’è una legge ad hoc, è vero, ma non c’è una legge che lo vieta: non c’è, lo ribadisco: non c’è; e sono convinta che l’impegno di tanti amministratori in questa direzione potrà spingere il legislatore a muoversi lungo il solco tracciato”.
“Rispetto gli amministratori che la pensano diversamente, così come comprendo i dubbi e le complessità – ha concluso – ma come sindaco io sento il dovere di dare risposte e di darle sempre nella direzione dell’ampliamento dei diritti. Ed ampliare l’ombrello dei diritti, per quanto mi riguarda, significa includere, fare sentire ciascuno sotto il suo riparo, accolto nella comunità e parte di essa”.
La mozione è stata respinta con 6 voti a favore e 15 contro (oltre all’astensione di Bergami).
Ambra Bellandi