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Separazione dei genitori:
13 anni dopo la Legge
sull'affido condiviso

Prof. Marino Maglietta insieme al Presidente di BiGenitori Massimo Brugnini

Ricorre oggi il 13° anno dalla emanazione della legge 54/06, sappiamo che l’affidamento condiviso viene applicato nell’89 % delle separazioni (fonte Istat). La legge, che ha impiegato molti anni per essere approvata, è ispirata a principi di grande valore innovativo: “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con i parenti di ciascun ramo genitoriale” E’ stato Marino Maglietta che ha concepito la struttura portante di quella che è diventata la prima Legge in Italia che contempla l’affido condiviso dei figli. Eppure dopo tredici anni qualcosa non torna… spiega il Prof. Marino Maglietta, perché se il quadro formale è ineccepibile, quello sostanziale legato alla corretta applicazione della norma risente di retaggi culturali che, seppur sempre più anacronistici, storicamente il nostro Paese si porta dietro (su tutti quello di “naturalizzare” il genere, attribuendo alla donna tutta una serie di virtù che la renderebbero più adatta dell’uomo a occuparsi di casa e figli). Permane, per esempio, del tutto palese, una sostanziale “fatica” del sistema a recepire pienamente l’innovazione del provvedimento. La prassi giurisprudenziale ha trovato infatti gli escamotage per mantenere la quasi totalità delle separazioni in una condizione ante riforma. Non si parla più di “genitore affidatario”, ma di “genitore collocatario”.

Si tratta ancora, in prevalenza, della madre, che trascorre con i figli la maggior parte del tempo, resta nella casa familiare e assume autonomamente tutte le decisioni. Va da sé che con tale impostazione la stragrande maggioranza delle sentenze rispolveri il vecchio, risicato diritto di visita del padre, continuando a disporre a suo carico un assegno di mantenimento per i figli che nella ratio della legge avrebbe dovuto restare residuale ed esclusivamente perequativo. Dopo anni e anni di attesa e di battaglie arrivammo a strappare ad istituzioni tendenzialmente ostili quello che doveva essere un evento epocale, una rivoluzione copernicana, quell’affidamento condiviso che doveva fare dei figli non più l’oggetto di decisioni degli adulti, ma dei soggetti di diritti, il primo dei quali era la possibilità mantenersi vicini entrambi i genitori, inseriti e partecipi della quotidianità, anche se in spazi distinti. Ciascuno con la sua paritetica parte di compiti di cura. Ma il sistema legale non volle arrendersi neppure a una legge dello stato e si inventò il “genitore collocatario”, che conservando la discriminazione tra i genitori manteneva in piedi un sistema altamente conflittuale, quella “guerra” tra i genitori che la riforma del 2006 aveva individuato come il principale obiettivo da eliminare in quanto principale fonte di sofferenza per i figli. Adesso, dopo altri tredici anni, si è riusciti a far inserire gli aspetti più qualificanti del progetto condiviso nel contratto di governo: il pari impegno dei genitori nella cura dei figli e l’obbligo di provvedere individualmente ai loro bisogni, senza trasferimento delle competenze dall’uno all’altro genitore, accompagnato da compensi in denaro per l’unico accudente. Ma sembra che non basti. Il disegno di legge di cui più si parla non garantisce affatto questi due aspetti, zeppo di deroghe opinabili com’è; mentre ciò nonostante voci interessate mistificano gli scopi del nuovo intervento e tentano di eliminare anche quel poco che l’applicazione della legge in vigore ha finora ottenuto. Siamo, tuttavia, alla vigilia di una riscrittura del ddl 735, firmato dai due partiti di maggioranza. E’ nostra viva speranza che i suggerimenti fatti pervenire in audizione siano accolti nel testo unificato e che si tenga conto soprattutto di quanto espresso nel ddl 768, sintesi di quanto sostenuto trasversalmente negli interventi precedenti di tutte le forze politiche. La via c’è: basta seguirla. (marino maglietta, Crescere insieme)
Massimo Brugnini presidente dell’Associazione Bi.Genitori Diritti dei Minori commenta che anche sul nostro territorio di Cremona e Mantova le principali segnalazioni che arrivano sono proprio legate alla mancanza di comunicazione tra i genitori su quelle che sono le scelte per i figli. Con l’inizio dello scorso anno la nostra proposta di delibera per l’istituzione del Registro della Bigenitorialità ha iniziato un cammino in tutti i Comuni delle due Province, con discreti risultati, siamo riusciti a farlo adottare da 17 amministrazioni. Nel 2014 il Comune di Parma è stato il primo a istituire il registro con un testimonial d’eccezione come Andrea Bocelli.

“Un figlio di genitori separati non è un figlio a metà. I genitori separati sono genitori al 100%”. E’ questo il concept dello spot che il Maestro Andrea Bocelli, concedendo la sua immagine disinteressatamente, ha interpretato affinché il principio di bigenitorialità riesca ad avere una più ampia e diffusa conoscenza. “Uno strumento come il Registro – spiega il Presidente Brugnini – consente il doppio domicilio, visto che la residenza anagrafica rimarrebbe necessariamente presso un solo genitore, altresì costituisce la corretta ed equa applicazione dei principi della legge e può contribuire ad attenuare i risentimenti e ad abbassare la conflittualità eliminando squilibri e discriminazioni legati all’essere o no genitore co-residente”. Il principio di bigenitorialità è il principio etico in base al quale un figlio o una figlia mantengono il legittimo diritto ad avere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche nel caso questi siano separati o divorziati. Tale diritto si basa sul fatto che essere genitori è un impegno che si prende nei confronti dei figli e delle figlie e non dell’altro genitore, per cui esso non può e non deve essere influenzato da un’eventuale separazione. Né su di loro si può far ricadere la responsabilità di scelte separative dei genitori. Questo principio promuove la pratica dell’affido condiviso come tutela del benessere dei minori e delle minori a continuare a ricevere cure, educazione ed affetto da entrambi i genitori. Come è noto, nel mondo occidentale il principio della bigenitorialità viene affermato e applicato con sempre maggior vigore e incisività, a partire dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, di cui alla legge 27 maggio 1991, n. 176. Sulla nostra pagina: www.bigenitori.it è possibile scaricare e prendere visione della proposta di delibera oppure si può chiamare direttamente il numero 388.1999687

QUI lo spot di Bocelli.

QUI il testo della Legge 54/2006

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